
Sperare che se ne vada non è intelligente.
Soprattutto se si tratta di una risorsa valida. In periodi di crisi o di ristrutturazioni si deve sapere scegliere tra le risorse strategiche per puntare al rilancio. Una delle cose che mi hanno impressionato più negativamente, in tutte le organizzazioni in cui e per cui ho lavorato, è la fatalistica rassegnazione con cui il management accoglie le dimissioni dei collaboratori più validi e capaci. Si dà sempre per scontato che siano frutto di una decisione irreversibile, dettata esclusivamente da ragioni di miglioramento professionale ed economico, che l’azienda non è comunque in condizione di influenzare. Non si riflette quasi mai (è una riflessione molto dolorosa!) sull’ipotesi – peraltro assai comune – che siano state delle motivazioni negative (promesse mancate, assenza di prospettive, conflitti irrisolti) a indurre il dimissionario all’uscita.
Io credo che molti bravi dirigenti manchino ancora della strumentazione necessaria a gestire efficacemente i collaboratori-chiave. È una pecca molto grave, perché in prospettiva la leadership sarà sempre più determinante per la motivazione degli alti potenziali.
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molti dirigente, anzi troppi, sono incapaci di pensare. Sono solo degli esecutori!
La crescita è sinonimo di apertura mentale è inversamente proporzionata alla presunzione.
infatti la maggior parte dei dirigenti sono talmente presuntuosi, da non essere in grado di guardare oltre il proprio naso. Ho lavorato 25 anni in multinazionali e non ho mai trovato dirigenti brillanti, ma solo grandi presuntuosi sponsorizzati da….