Archivi del mese: ottobre 2013

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TIME MANAGEMENT

GIANCARLO PASTORE

CENTRO STUDI CIPAS TM

Time management, i consigli per gestire meglio il proprio tempo

http://www.cipas.info

Addio al multitasking, compilazione di un elenco di attività, distinzione precisa fra ciò che è “urgente” è ciò che è “importante”.

L’Information Technology è un mondo affascinante, sfidante, in continua e rapida evoluzione. Un mondo in cui Internet e gli incessanti avanzamenti tecnologici, hanno moltiplicato giorno dopo giorno, la velocità con cui si muove quel contesto.

Queste accelerazioni provocano continui cambi di scenari, alimentando incertezze in un campo in cui la complessità già regnava indisturbata.

Tempo e complessità sono intrinsecamente legati, il primo ha effetti sulla seconda e viceversa.

Di norma, qualsiasi cosa richieda tempo per essere capita, la si avverte come spigolosa, difficile. Quella percezione scaturisce proprio dinnanzi a situazioni in si è sprovvisti dell’opportuno bagaglio cognitivo (conoscenza) per poterle affrontare.

Ma, per chi ha responsabilità decisionali e di guida in quel mondo, comprendere totalmente questo costante flusso di informazioni e di innovazione è sempre necessario? E ancora, per poter traguardare risultanti importanti in quel contesto, è necessario saperne sviscerarne tutta la complessità sottostante? Non è normalmente necessario e probabilmente neppure umanamente possibile.

Il rapporto fra knowledge worker e leader
Viviamo un’epoca in cui le persone che svolgono il lavoro, possiedono una conoscenza del dominio applicativo e di business in cui operano, eccezionalmente dettagliata, notevolmente più estesa degli stessi leader che li guidano. Questi team di persone, che il professor Peter Drucker definiva knowledge worker, con gli opportuni mezzi e il giusto grado di autonomia e fiducia, sono gli unici in grado di approcciare con successo alla complessità succitata.

Ai leader è richiesto quindi un cambio di mentalità importante nel rapportarsi con i collaboratori: meno esperti, accentratori e direttivi, a favore di uno stile di leadership in cui comunicazione, assertività, negoziazione e gestione del conflitto, diventano capacità irrinunciabili nella gestione di quel capitale umano.

La sindrome dello studente
Ma non basta. E’ necessario dotarsi di strumenti efficaci per governare la variabile tempo. Eliyahu M. Goldratt, ideatore della Teoria dei Vincoli, cita a tal proposito la “sindrome dello studente”. “Accade che le persone inizino ad applicare pienamente se stesse a un compito, solo all’ultimo momento possibile prima della scadenza.” Sembra infatti che l’essere umano, solo di fronte a scadenze temporali molto vicine, sia in grado di evitare distrazioni, smettendo di procrastinare, a favore di una maggiore concentrazione sulle attività da svolgere. Basti solo pensare a quanti studenti universitari, pur avendo intere settimane a disposizione per preparare un esame, si ritrovano a studiare seriamente solo negli ultimi giorni utili, notti comprese.

Ovviamente questo non dovrebbe indurre a pensare che solo scadenze molto sfidanti possano generare sempre ottimi risultanti. In quei casi si attiverebbe un tipo di stress negativo che, di fronte a date irrealistiche, porterebbe solo frustrazione, stanchezza e abbassamento dei livelli di qualità e delle performance lavorative.

Da qui nasce la teoria del time-boxing di Piers Steel. Steel attraverso i suoi studi, consiglia di circoscrivere temporalmente tutte quelle attività per le quali sono attesi risultanti importanti. Da qui, per esempio, la necessità di assegnare tempi ragionevoli e piuttosto brevi per le riunioni, in cui oltre a fissare un’agenda precisa e circostanziata degli argomenti, sarà necessario indicare chiaramente gli obiettivi da traguardare.

Capacità comunicative ed esperienza del facilitatore completano la ricetta per la buona riuscita di quell’evento. Egli, infatti, dovrà coinvolgere i partecipanti, sollecitando anche i più taciturni a fornire il loro contributo, guidando le diverse fasi di svolgimento e, nei tempi previsti, concretizzarne la conclusione verso i risultati attesi.

Addio al multitasking: si spreca il 20% di risorse
La gestione del proprio tempo è ovviamente legata a doppio filo alla selezione delle attività da svolgere. Tanto più si è in grado dedicare del tempo ad attività di primaria importanza, evitando qualsiasi spreco, tanto più il valore raccolto sarà massimo. E’ necessario evitare, innanzitutto, lo svolgimento di attività contemporanee, dimenticando il vecchio mito del multi-tasking.

Studi dei primi anni 1990 (Clark e Wheelwright, Weinberg e Gerald M.) dimostrano infatti che il passaggio frequente da un’attività (o progetto) ad un’altra (context switching), è causa di uno spreco vicino al 20% di risorse, che impattano negativamente sulle performance.

pattano negativamente sulle performance.

N. progetti simultanei % tempo disponibile per progetto Spreco da context switching
1 100% 0%
2 40% 20%
3 20% 40%
4 10% 60%
5 5% 75%

Saranno infatti impegnate risorse preziosissime, semplicemente per passare da un contesto all’altro, nel tentativo di ricordare il precedente punto di arrivo e il suo stato di avanzamento, non producendo, di fatto, alcun valore. Ma, ancora, non basta.

La selezione delle attività da svolgere è fondamentale. Pareto viene in aiuto grazie al suo principio 80/20: “L’80% dei risultati è raggiungibile grazie al 20% delle attività”.

Elenco di attività
Quanto è importante essere in grado di attribuire la giusta priorità alle tante attività che affollano l’agenda di un manager e che sembrano tutte gridare all’urgenza? Un buon inizio, è partire con il creare la lista delle attività da svolgere, per passare poi all’assegnazione delle priorità.

Uno strumento utilissimo allo scopo è la matrice Urgente/Importante che trovate di seguito. Prima di procedere, però, è d’obbligo una precisazione in merito ai termini urgente e importante, spesso usati erroneamente come sinonimi. Un’attività urgente ha una data di scadenza: più vicino il termine e più urgente questa è. L’attività importante è legata ad un proprio obiettivo primario e implica, il più delle volte, un coinvolgimento diretto.

Ogni attività dovrebbe essere posta sulla matrice e valutata secondo queste indicazioni:

Urgente e Importante. Attività critiche che mirano ai propri obiettivi, su cui è necessario lavorare subito. E’ bene essere proattivi e risolutivi.
Urgente e non importante. Attività spesso generate da altri e non direttamente legate ai propri obiettivi personali primari. Si può delegare ad un assistente competente, presidiando e controllandone lo svolgimento.
Importante e non urgente. Attività da completare prima che diventino urgenti. Assicurarsi di allocare tempo sufficiente nel prossimo futuro.
Non importante e non urgente. Attività non urgenti e non direttamente collegate ai propri obiettivi primari. Si può delegare e verificarne l’andamento con una priorità medio-bassa.
Chiarita la sequenza di attività, non rimane che cominciare a lavorarci attivamente.

Esiste un’ultima e potente tecnica, in grado di amplificare efficienza e efficacia del tempo speso in quelle attività. Si può partire con l’identificare, all’interno della giornata lavorativa, un periodo di tempo di due o tre ore (Go-Zone) in cui svolgere le attività senza interruzioni, dedicando loro sequenzialmente tempo e concentrazione, evitando sprechi derivanti dal multi-tasking e mancata focalizzazione.

Le restanti ore della giornata (Slow-Zone) è possibile dedicarle alle altre, molte, attività a media e bassa priorità. Non è necessario curarsi delle troppe distrazioni e del multi-tasking, in quanto in questa zona tutto è permesso.

TRAINING ROOMS DIVISION

http://www.jobintourism.it/job/corso/training-rooms-division/151

CORSO BRIDGE 2013 BAVENO CLUB

 BRIDGE Corsi 2013  BAVENO VB ITALY

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BRIDGE Corsi 2013

2011 09 20-21 Training Gratuito Hotel Management Baveno

2011 10 HOTEL MANAGEMENT GRIFFA SIMEOLI FERRARO

2011 11 07-09 CAPUTO GRIFFA F&B

2011 11 18 MASTER FRANZESE GRIFFA

2011 12 TREVISO HOTEL MANAGEMENT Zanettin Prete Monfardino Gasparini Icona di avviso

2012 01 Training Web Marketing Baveno

2012 01 27 MASTER GRIFFA FRANZESE PICONE

2012 02 Training F&B Griffa Marchese Scarpini Sarid Murgia

FESTA DEL MISSIONARIO

2012 04 REVENUE RISTORAZIONE GRATIS

2012 06 TRAINING F&B MATTAZZI CASELLATO COSTA CROCIERE

2012 11 TRAINING FOOD & BEVERAGE MNG STANKOVIC IVAN SCHIOPPETTO BADUENA

2013 02 25 26 27 TRAINING F&B MORDINI BARDINI SCHIOPPETTO

2013 07 NALON GIORGETTI SOTGIA MASTER

2013 10 TASSINARI BRESSAN TRAINING F&B

RINUNCIA

ALK

Non dobbiamo mai giudicare la vita degli altri, perché ciascuno conosce il proprio dolore e la propria rinuncia.

Una cosa è pensare di essere sulla strada giusta, ma tutt’altra è credere che la tua strada sia l’unica.

TRAINING COACH by CIPAS TM

2013 10 10 GIOIA BRESSAN MASTER FOOD & BEVERAGE

VERONA EXPERIENCE 27/10/2013

VERONA MONET VIDEO

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VERONA MONET

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MIGLIORAMENTO PERSONALE

MIGLIORAMENTO PERSONALE 002 003 004 005 006 007 008 009 010 011 012 013 014 015 016 017 018 019 020 021 022 023 024 025 026 027 028 029 030 031 032 033 034 035 036 037 038 039 040 041

FACCIAMO UN PO DI CHIAREZZA SULLA DEFINIZIONE TERMALISMO

soleluna

soleluna

 

La definizione ufficiale di termalismo. in Italia è ancora quella data da un Regio Decreto del 28 settembre 1919, secondo cui sotto questo nome è da intendersi l’attività svolta in stabilimenti (terme) dove, in funzione delle proprietà terapeutiche o igieniche speciali loro riconosciute, si pratica la pozione di acque minerali, si utilizzano fanghi caldi sia naturali sia preparati artificialmente, limi, muffe e simili, si sfrutta la presenza di grotte in particolari condizioni di temperatura e umidità. Si tratta di vere e proprie risorse naturali variamente distribuite, la cui valorizzazione si accompagna spesso alla ricerca di nuove falde acquifere, alla loro captazione, all’impianto di opere di adduzione, canalizzazione, sollevamento meccanico, alla costruzione di stabilimenti spesso assai complessi, dotati dei locali e delle apparecchiature necessari per i vari tipi di cura e per prestazioni paratermali, fisiochinesiterapiche, pneumoterapiche e talassoterapiche.

Condizione prima perché il termalismo possa svilupparsi è ovviamente quella della presenza delle acque minerali calde o fredde, ma il suo successo è legato a varie condizioni: la motivazione medica, il tenore di vita della popolazione, la legislazione sociale.

In Francia le stazioni termali sono 94; l’80% delle persone che le frequenta è a carico dell’assistenza sociale. Si tratta in genere soprattutto di donne fra i 50 e i 70 anni, spinte pressoché esclusivamente da problemi di salute. È da registrare una preferenza dei Francesi abbienti per le terme italiane, perché in condizioni di garantire non solo cure ritenute efficaci, ma anche un soggiorno in luoghi piacevoli e culturalmente interessanti. In Germania, dove la frequentazione delle terme è molto diffusa ed è favorita dallo stato, le pur numerose stazioni non sono sufficienti a soddisfare le richieste locali, e sono oltre un milione i Tedeschi che fanno capo all’estero, preferendo di gran lunga, per le stesse ragioni già dette per i Francesi, i centri italiani.

Restano fuori dal circuito del turismo termale paesi assai attivi in altre forme di turismo, quali i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e il Canada, dove il mondo medico ufficiale non concede grande credito al ruolo terapeutico delle cure idropiniche e alla fangoterapia. In Svezia lo scarsissimo interesse per le cure termali si accompagna alla totale assenza di stazioni in cui sia possibile praticarle. Il termalismo è molto diffuso in Giappone, dove ha tuttavia caratteristiche del tutto particolari: esclude infatti ogni scopo puramente curativo e assume quello di un turismo di vacanza, dedicato al riposo, al relax. Grandissima rilevanza ha nei paesi dell’Europa orientale, dove rappresenta una notevole percentuale dell’intero movimento turistico. L’Ungheria è nota come uno dei paesi più ricchi di acque termali: le sue stazioni riscuotono rinomanza mondiale, e Budapest stessa è una città ”idrominerale”: non c’è infatti un suo quartiere che non abbia una sorgente termale (più di un centinaio); il lago di Héviz è il più grande lago di acque termali esistente nel mondo.

I paesi dell’ex Unione Sovietica presentano a loro volta le seguenti disponibilità: 5000 sorgenti di acqua minerale, oltre 700 depositi di fanghi medicinali in vari laghi ed estuari, circa 450 località ove le condizioni climatiche sono particolarmente salubri, più di 500 stazioni termali. Sono sorte immense città-giardino, quali Anapa e Soči, stazioni aperte tutto l’anno.

In Italia, nel 1976 − ultimo anno di gestione da parte del ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (Direzione generale delle miniere) − furono registrate 555 concessioni di sfruttamento, di cui 310 di acqua minerale e 245 di acqua termale, con forte prevalenza della Toscana, del Piemonte e dell’Emilia per le minerali, del Veneto e della Campania per le termali. La ricerca e la gestione di tutte le acque, e quindi dell’attività termale, fanno ora capo, salvo limitate eccezioni, alle Regioni. La crescita è stata a lungo impetuosa, ma il suo ritmo non è stato pari a quello del turismo in generale. Le cifre relative al 1988 sono molto eloquenti: 400 stabilimenti con 7500 addetti, 90.000 posti letto negli alberghi soprattutto dedicati ad esso, un fatturato di oltre 4600 miliardi. Sempre nel 1988 si sono registrate 18 milioni di presenze, il 25% delle quali straniere, per una buona metà tedesche, e con quote assai minori, francesi, austriache, svizzere, finlandesi. Gli anni più recenti hanno segnato una significativa inversione di tendenza. Nel 1993 sono stati registrati 2.574.744 arrivi (1.782.900 Italiani, 791.844 stranieri) e 15.382.200 presenze (10.992.504 Italiani, 4.389.696 stranieri). Rispetto all’anno precedente gli arrivi e le presenze di Italiani hanno subito un calo rispettivamente pari al 10,75% e al 13,36%, ricollegabile sia alla congiuntura economica sfavorevole sia, soprattutto, a una riduzione delle agevolazioni. Lo stesso calo ha interessato anche la clientela straniera, ma in misura assai inferiore; è stato infatti pari al 3,02% e al 4,44%. Abano, Montegrotto, Battaglia e Galzignano formano il più importante comprensorio termale d’Europa; Montecatini, Chianciano, Salsomaggiore, Ischia, Fiuggi sono stazioni che godono vastissima rinomanza (figg. 2, 3).

Il termalismo appare sempre più strettamente intrecciato con il turismo. Anche nella scelta di centri termali puri, quali possono essere considerati Abano, Salsomaggiore, Montecatini e Fiuggi, i motivi della preferenza loro accordata vanno spesso ben oltre la qualità delle cure da essi garantita; i curandi, che spesso sono accompagnati da altre persone, hanno in genere largo tempo libero, ed è ben ovvio che nella loro decisione abbia spesso gran peso la possibilità di soddisfare altri interessi, non soloin loco ma anche nelle vicinanze più o meno immediate, nella fattispecie in alcune tra le più famose città italiane. In questi casi è il termalismo che genera turismo, ma è il turismo che sostiene il termalismo; dove tale possibilità è scarsa (come ad Acqui, San Pellegrino, Bognanco) si sono create situazioni di grave stasi, se non di crisi; perché c’è chi rinuncia alle ferie per curarsi e c’è chi rinuncia alle cure per andare in ferie, ma sono certamente più numerosi coloro che, scegliendo il centro termale, cercano di contemperare entrambe le esigenze.

 Gratificati dall’amenità del clima, in condizioni di buona accessibilità, alcuni centri termali hanno sviluppato tipi diversi di turismo; per es., Bormio e Lurisia si sono qualificate come stazioni termali e turistiche d’estate e come centri di sport della neve d’inverno. Le due clientele stagionali non hanno nulla in comune e operano la loro scelta con criteri completamente opposti, ma i successi nell’uno e nell’altro campo giovano alla reciproca pubblicità, e ne guadagna soprattutto un più conveniente sfruttamento delle capacità ricettive. È certo difficile valutare quanto contino le varie componenti, ma qualche valutazione può essere fatta esaminando per un certo arco di tempo il rapporto tra il numero dei presenti e quello dei curandi; un incremento più accentuato dei primi segnala infatti un maggiore apprezzamento della funzione turistica, mentre l’accresciuto peso percentuale dei secondi assicura che la clientela turistica è sempre più sensibile all’offerta termale. Nei centri dove il termalismo e il turismo hanno avuto uno sviluppo particolarmente intenso la polifunzionalità garantisce una più economica gestione delle attrezzature alberghiere, soprattutto quando le due attività mantengono propri ritmi stagionali. A differenza di quanto comunemente avviene per molti centri turistici, il successo di un centro termale non riceve grande impulso dalla vicinanza di un mercato di utenza numeroso e ricco, se non per la parte, invero assai cospicua, rappresentata dai turisti pendolari o di fine settimana.

Anch’essa coinvolta nelle profonde variazioni tipologiche dei movimenti turistici che da elitari sono diventati fenomeni di massa, la clientela termale ha conservato caratteri specifici. C’è innanzitutto la distinzione per sesso, per la quale si rilevano prevalenze femminili o maschili a seconda delle cure praticate. Per quanto riguarda l’età, la fascia nettamente più rappresentata è quella fra i 45 e i 65 anni. Risultano presenti tutte le categorie professionali, ma è particolarmente imponente la massa di coloro che dispongono più liberamente del proprio tempo e fruiscono dell’assistenza mutualistica, quindi soprattutto di casalinghe, pensionati e dipendenti pubblici. Ciò ha portato a una crescente prevalenza delle attrezzature ricettive di livello medio-basso e a una riqualificazione degli ”accessori”. Scomparsi i casinò e caduto l’interesse per i concerti lirici, si fa sentire maggiormente l’esigenza di impianti sportivi, di giochi, di spettacoli e mostre, di attività culturali.

Caratteristica del termalismo è la diversa durata media dei soggiorni rilevabile nei vari paesi: è considerata ottimale quella di tre settimane, prevalente in Francia, Austria e Germania, dove altrettanti sono i giorni concessi dagli enti di assistenza, mentre in Italia, per la stessa ragione, la durata si riduce a 14÷15 giorni, e nei paesi dell’ex Unione Sovietica, dove, come si è detto, il termalismo rappresenta la forma più comune di vacanza, sale a 26. Il divario fra la domanda di prestazioni e l’offerta massima erogabile con le attrezzature disponibili è per lo più assai elevato. La dilatazione dei periodi in cui le attrezzature vengono usate a pieno regime risulta maggiore dove più cospicua è la presenza straniera, che da sempre predilige le basse stagioni, o dove alle cure più propriamente mediche si sono affiancate le ”sale di bellezza” se non vere e proprie ”cliniche della salute”, affidate a dietologi, fisiologi e fisioterapisti, o infine dove si è affermato un turismo più diversificato, compreso quello che si riunisce per congressi.

Con queste caratteristiche le stazioni termali assumono sempre più le qualità proprie di un fatto industriale, generatore di un indotto socio-economico a cui conseguono effetti territoriali articolati sullo sviluppo delle strutture ricettive, del tempo libero e dei trasporti. Sono altrettanti motivi che, insieme a quelli derivanti da specifiche emergenze locali, differenziano le varie stazioni termali, le quali peraltro ripetono fondamentalmente uno schema urbanistico comune. Esse devono innanzitutto rispettare alcune opportunità, quale quella di costruire gli stabilimenti il più vicino possibile alle sorgenti quando si utilizzano acque calde. I vari tipi di cura suggeriscono poi una particolare distribuzione dei fabbricati, con il parco che si pone come elemento accentratore dei fatti funzionali più importanti: il padiglione di distribuzione dell’acqua, saloni e portici per la sosta e la deambulazione, padiglioni distinti per le varie cure e i servizi medico-assistenziali. Poiché anche gli alberghi, e quindi i locali di riunione e svago, ambiscono le vicinanze del parco, l’uso di viali alberati e la disponibilità di propri giardini, gli standard urbanistici prevedono spazi verdi eccezionalmente ampi. Ne deriva che il dimensionamento delle stazioni termali è condizionato non solo dalla capacità delle sorgenti, dal tipo e dalla qualità delle cure, ma anche, e soprattutto, dal livello urbanistico compatibile con la più ampia realtà locale.

BY CIPAS TM

 

 

 

26/10/2013 VERONA EXPERIENCE

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24/ottobre 2013 rete linkedin

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24 ottobre 2013 by

GIANCARLO PASTORE