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MFB Master of Management in Food & Beverage

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Food cost, training, master in revenue and food and beverage, con momenti formativi personalizzati in relazione alle proprie esigenze sia di tempo sia di aggiornamenti professionali. Ottimo strumento per imprenditori e manager. Sviluppiamo insieme budget, studi di fattibilità e organizzazione.

Ogni Master accetta al massino 6 allievi.

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MASTER FOOD & BEVERAGE CONTROLLO DI GESTIONE 15 GIORNATE

http://www.cipas.info/masterfoodbeveragecontrollogestione15gg.asp#

Non potendo rimanere indifferenti all’avvento di una nuova era nel settore ristorativo, oggi più che mai, nasce l’esigenza di creare vantaggi competitivi, attraverso una nuova concezione del rapporto con il cliente e la professionalità con cui gestirlo. E’ necessario tener presente che, in questa nuova ottica, l’importanza della qualità del servizio erogato è di gran lunga superiore a quella del prodotto venduto, anche se molto più difficile da raggiungere. Per fornire un servizio adeguato, occorre aver ben presente il significato stesso del termine che, a differenza del “ servire ” e quindi trovarsi in una posizione di inferiorità e sudditanza rispetto ad un altro individuo, ci pone in modo professionale come chi può offrire una soluzione, ad un problema o bisogno di cui il cliente necessiti. Sarà compito del management far si che tutti i collaboratori opereranno in tal senso senza sentirsi servitori ma, al contrario, professionalmente gratificati. Fornire un servizio significa essere utili agli altri nel modo più appropriato creando una situazione di benessere per chi lo offre e per chi lo riceve e che, quest’ultimo, se pienamente soddisfatto sarà portato a ritornare e moltiplicarsi. Viviamo in un periodo di rapido e totale cambiamento, dove il settore industriale con le sue continue innovazioni tecnologiche richiederà sempre meno mano d’opera mentre, quello dei servizi creerà nuove ed innumerevoli possibilità di occupazione. Lo sviluppo di un Ristorante è quindi il frutto di un duro e costante lavoro incentivato da nuove inventive, accorgimenti ed intuizioni che ne rendono possibile l’avanzamento. La qualità del servizio è determinata dalla capacità che lo stesso ha di soddisfare le aspettative dell’Ospite. La valutazione che il cliente sarà portato a trarre dal servizio dipenderà in modo inequivocabile, dalle sue esperienze & abitudini, dal grado di soddisfazione che otterrà rispetto alle proprie aspettative, ovviamente tanto più saranno elevate tanto più la valutazione risulterà positiva. Naturalmente le aspettative dell’Ospite sono fortemente influenzate dall’immagine esteriore del Ristorante ( il servizio che si aspetterà di ricevere in un Fast-food sarà decisamente diverso da quello di un grande ristorante). E’ essenziale quindi ricordarsi che le richieste non soddisfatte causano insoddisfazione, valutazione negativa, conducono alla determinazione del “ Cattivo servizio ” e del conseguente decadimento del star bene in quel Ristorante.

SCARICA IL MODULO ISCRIZIONE AL MASTER

Elenco tematiche che tratteremo al Master food & beverage controllo di gestione 15 giornate

Reparti & organizzazione

1.1. La gestione manageriale della cucina

1.2. Al bar fra prodotti di qualità ed attenzioni all’ospite

1.3. Il catering in ville, castelli ed in location particolari

1.4. La caffetteria ed il servizio breakfast

1.5. Il Room-service: puntualità, discrezione, cortesia

1.6. L’economato e la politica degli acquisti

1.7. Regole Manageriali in Sala Ristorante

1.8. Vendita & psicologia in sala ristorante

1.9. Ristorazione Kashèr

1.10. Compilazione di manuali di procedure per i reparti ristorativi:

  • Manuale procedure Cucina & H.A.C.C.P.
  • Manuale procedure Sala
  • Manuale di procedure Cucina
  • Manuale di procedure Bar
  • Manuale di procedure Rooms service
  • Manuale di procedure Banchettistica
  • Manuale di procedure Sommelier
  • Gestione & controllo

1.11. Sviluppo Schede Beverage-cost

1.12. Sviluppo Schede Food cost

1.13. Costi & Sprechi

1.14. Grammature-Pesi-Scarti-Perdite

1.15. Costi del personale

1.16. Organizzazione e Redditività

1.17. Banchettistica

1.18. Calcolo Food cost & Ordini di Servizio

1.19. Inventario e statistica

1.20. Modulo produzione F.&.B

1.21. Menu Programmazione Mensile Budget proiezioni e verifiche dei costi e ricavi:

1.22. Budget dell’intero Dipartimento Food & Beverage

1.23. Budget e studio degli indici di occupazione e Punto di pareggio della gestione:

  • American bar
  • Catering
  • Sala ristorante
  • Cucina
  • Rooms Service

1.24. Budget Banchettistica

1.25. Budget Breakfast Cucina

1.26. Proiezioni ( Annuale & mensile )

1.27. Rooms Service
1.28. Percentuali e Scontistica
1.29. RevPash
1.30. Budget annuale dell’intero Dipartimento Ristorazione
1.31. Analisi fornitori acquisti
1.32. Analisi di Magazzino e inventari
1.33. ROE (Return On Equity)
1.34. ROI (Return On Investment)
1.35. ROA (Return On Assets)
1.36. EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) anche conosciuto in italiano come M.O.L. Margine Operativo Lordo
1.37. EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) o Utile Operativo.ROE (Return On Equity)
1.1. RevPash-Potential-Spread
1.2. Scala di York
1.3. Piano dei conti esempio – Diritto commerciale – economia aziendale
1.4. Indici e percentuali/Indicatori di redditività/Scontistica
1.5. Introduzione al Budget F.& B.
1.6. % Payroll (F&B Revenue)
1.7. Productivity (Rev per empl)
1.8. Average revenue cover
1.9. Food Revenue
1.10. Avg.Spend FD / cover
1.11. Bvg.Spend BV / cover

Leggi, diritti, doveri del ristoratore

1.12. Fatturazione – Caparra – Acconto

Risorse umane & staff

1.13. Responsabilizzazione
1.14. Organigrammi e Analisi
1.15. Motivazione – Sensibilizzazione Responsabilizzazione
1.16. Normativa e provvedimenti disciplinari
1.17. Motivazione del gruppo di lavoro e Team Building
1.18. Test e valutazioni psico-attitudinali

Strutturali & tecnici

1.19. Progettazione Cucina
1.20. Progettazione Sala
1.21. Bar e spazi necessari – ergonomia
1.22. Calcolo metrature necessarie alla Banchettistica
1.23. Fascicoli Tecnica Culinaria, Organizzazione & logistica

Marketing

1.24. La vendita interna ed esterna
1.25. Dalle ricerche di mercato alle azioni commerciali
1.26. Il prezzo dei servizi ristorativi e l’ottimizzazione dei ricavi
1.27. Fair share
1.28. Market share
1.29. Market segment share
1.30. Indice di concorrenza
1.31. Penetration factor

Comunicazione

1.32. La formazione come risorsa manageriale
1.33. Il concetto di formazione permanente “on-the-job”
1.34. Il ruolo integrato di capi servizio e manager
1.35. La comunicazione come strumento di lavoro
1.36. Linguaggio del corpo
1.37. Padroneggiare la comunicazione “totale”
1.38. La comunicazione scritta
1.39. Il colloquio di selezione
1.40. L’inserimento dei neoassunti e moduli
1.41. Correggere gli errori (il colloquio motivazionale)
1.42. La gestione ottimale delle riunioni
1.43. La scelta dei collaboratori e la selezione efficace

MFB Master of Management in Food & Beverage

SETTEMBRE OTTOBRE 2013

I giorni settimanali del Master saranno concordati unanimamente in relazione delle esigenze personali e del gruppo.   Prendetevi il vostro tempo …….

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Non potendo rimanere indifferenti all’avvento di una nuova era nel settore ristorativo, oggi più che mai, nasce l’esigenza di creare vantaggi competitivi, attraverso una nuova concezione del rapporto con il cliente e la professionalità con cui gestirlo. E’ necessario tener presente che, in questa nuova ottica, l’importanza della qualità del servizio erogato è di gran lunga superiore a quella del prodotto venduto, anche se molto più difficile da raggiungere. Per fornire un servizio adeguato, occorre aver ben presente il significato stesso del termine che, a differenza del “ servire ” e quindi trovarsi in una posizione di inferiorità e sudditanza rispetto ad un altro individuo, ci pone in modo professionale come chi può offrire una soluzione, ad un problema o bisogno di cui il cliente necessiti. Sarà compito del management far si che tutti i collaboratori opereranno in tal senso senza sentirsi servitori ma, al contrario, professionalmente gratificati. Fornire un servizio significa essere utili agli altri nel modo più appropriato creando una situazione di benessere per chi lo offre e per chi lo riceve e che, quest’ultimo, se pienamente soddisfatto sarà portato a ritornare e moltiplicarsi. Viviamo in un periodo di rapido e totale cambiamento, dove il settore industriale con le sue continue innovazioni tecnologiche richiederà sempre meno mano d’opera mentre, quello dei servizi creerà nuove ed innumerevoli possibilità di occupazione. Lo sviluppo di un Ristorante è quindi il frutto di un duro e costante lavoro incentivato da nuove inventive, accorgimenti ed intuizioni che ne rendono possibile l’avanzamento. La qualità del servizio è determinata dalla capacità che lo stesso ha di soddisfare le aspettative dell’Ospite. La valutazione che il cliente sarà portato a trarre dal servizio dipenderà in modo inequivocabile, dalle sue esperienze & abitudini, dal grado di soddisfazione che otterrà rispetto alle proprie aspettative, ovviamente tanto più saranno elevate tanto più la valutazione risulterà positiva. Naturalmente le aspettative dell’Ospite sono fortemente influenzate dall’immagine esteriore del Ristorante ( il servizio che si aspetterà di ricevere in un Fast-food sarà decisamente diverso da quello di un grande ristorante). E’ essenziale quindi ricordarsi che le richieste non soddisfatte causano insoddisfazione, valutazione negativa, conducono alla determinazione del “ Cattivo servizio ” e del conseguente decadimento del star bene in quel Ristorante.

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Elenco tematiche che tratteremo al Master food & beverage controllo di gestione 15 giornate

Reparti & organizzazione

1.1. La gestione manageriale della cucina

1.2. Al bar fra prodotti di qualità ed attenzioni all’ospite

1.3. Il catering in ville, castelli ed in location particolari

1.4. La caffetteria ed il servizio breakfast

1.5. Il Room-service: puntualità, discrezione, cortesia

1.6. L’economato e la politica degli acquisti

1.7. Regole Manageriali in Sala Ristorante

1.8. Vendita & psicologia in sala ristorante

1.9. Ristorazione Kashèr

1.10. Compilazione di manuali di procedure per i reparti ristorativi:

  • Manuale procedure Cucina & H.A.C.C.P.
  • Manuale procedure Sala
  • Manuale di procedure Cucina
  • Manuale di procedure Bar
  • Manuale di procedure Rooms service
  • Manuale di procedure Banchettistica
  • Manuale di procedure Sommelier
  • Gestione & controllo

1.11. Sviluppo Schede Beverage-cost

1.12. Sviluppo Schede Food cost

1.13. Costi & Sprechi

1.14. Grammature-Pesi-Scarti-Perdite

1.15. Costi del personale

1.16. Organizzazione e Redditività

1.17. Banchettistica

1.18. Calcolo Food cost & Ordini di Servizio

1.19. Inventario e statistica

1.20. Modulo produzione F.&.B

1.21. Menu Programmazione Mensile Budget proiezioni e verifiche dei costi e ricavi:

1.22. Budget dell’intero Dipartimento Food & Beverage

1.23. Budget e studio degli indici di occupazione e Punto di pareggio della gestione:

  • American bar
  • Catering
  • Sala ristorante
  • Cucina
  • Rooms Service

1.24. Budget Banchettistica

1.25. Budget Breakfast Cucina

1.26. Proiezioni ( Annuale & mensile )

1.27. Rooms Service
1.28. Percentuali e Scontistica
1.29. RevPash
1.30. Budget annuale dell’intero Dipartimento Ristorazione
1.31. Analisi fornitori acquisti
1.32. Analisi di Magazzino e inventari
1.33. ROE (Return On Equity)
1.34. ROI (Return On Investment)
1.35. ROA (Return On Assets)
1.36. EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) anche conosciuto in italiano come M.O.L. Margine Operativo Lordo
1.37. EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) o Utile Operativo.ROE (Return On Equity)
1.1. RevPash-Potential-Spread
1.2. Scala di York
1.3. Piano dei conti esempio – Diritto commerciale – economia aziendale
1.4. Indici e percentuali/Indicatori di redditività/Scontistica
1.5. Introduzione al Budget F.& B.
1.6. % Payroll (F&B Revenue)
1.7. Productivity (Rev per empl)
1.8. Average revenue cover
1.9. Food Revenue
1.10. Avg.Spend FD / cover
1.11. Bvg.Spend BV / cover

Leggi, diritti, doveri del ristoratore

1.12. Fatturazione – Caparra – Acconto

Risorse umane & staff

1.13. Responsabilizzazione
1.14. Organigrammi e Analisi
1.15. Motivazione – Sensibilizzazione Responsabilizzazione
1.16. Normativa e provvedimenti disciplinari
1.17. Motivazione del gruppo di lavoro e Team Building
1.18. Test e valutazioni psico-attitudinali

Strutturali & tecnici

1.19. Progettazione Cucina
1.20. Progettazione Sala
1.21. Bar e spazi necessari – ergonomia
1.22. Calcolo metrature necessarie alla Banchettistica
1.23. Fascicoli Tecnica Culinaria, Organizzazione & logistica

Marketing

1.24. La vendita interna ed esterna
1.25. Dalle ricerche di mercato alle azioni commerciali
1.26. Il prezzo dei servizi ristorativi e l’ottimizzazione dei ricavi
1.27. Fair share
1.28. Market share
1.29. Market segment share
1.30. Indice di concorrenza
1.31. Penetration factor

Comunicazione

1.32. La formazione come risorsa manageriale
1.33. Il concetto di formazione permanente “on-the-job”
1.34. Il ruolo integrato di capi servizio e manager
1.35. La comunicazione come strumento di lavoro
1.36. Linguaggio del corpo
1.37. Padroneggiare la comunicazione “totale”
1.38. La comunicazione scritta
1.39. Il colloquio di selezione
1.40. L’inserimento dei neoassunti e moduli
1.41. Correggere gli errori (il colloquio motivazionale)
1.42. La gestione ottimale delle riunioni
1.43. La scelta dei collaboratori e la selezione efficace

SCRIVERE BENE IN ITALIANO

GIANCARLO PASTORE;SCRIVERE 

ABBREVIAZIONI E SIGLE

Le abbreviazioni vanno usate il meno possibile e, in ogni caso, sono da abolire per titoli accademici od onorifici, a meno che non risultino significative nel contesto. Esempi: avvocato (non: avv.); l’articolo 3 della legge (non: l’art. 3).

Nota bene: si fa eccezione nel caso di citazioni testuali o riproduzioni integrali di testo di legge o simili.

  • Sono ammesse, fra le altre, le abbreviazioni seguenti: tv, ndr, ndt.
  • Le sigle si scrivono come i nomi propri, con l’iniziale maiuscola ed il resto delle lettere minuscole e non separate dal punto. Esempi: Nato, Onu.

Nota bene: fatta eccezione per le pochissime sigle da tutti conosciute, è bene spiegare il significato delle altre la prima volta che ricorrono nel testo.

  • Se la sigla sostituisce il relativo aggettivo va minuscola. Esempi: il parlamentare ppi, il congresso pds.

A CAPO

Sette semplici consigli, anche se agli “a capo” ci pensa (in alcuni casi a sproposito) il computer:

  1. non andare mai a capo con una vocale: quindi fia‑to, reu‑ma, rea‑Ie, mania‑co. Sono accettabili anche re‑ame e mani‑aco, ma è meglio applicare la regola a tutte le parole;
  2. dividere sempre due consonanti uguali: affret‑to, ter‑ra, tet‑to, (si divide anche il rarissimo gruppo cq: ac‑qua);
  3. non dividere mai un gruppo di consonanti formato da b, c, f, g, p, t, v + I oppure r: ru‑blo, mi‑crobo, af‑fronto, si‑gla, capra, a‑trio, a‑vrei;
  4.  non dividere mai un gruppo formato da s + consonante: quindi a-spro, de‑stra, ca‑sto e mai as-pro, des‑tra, cas-to;
  5. dividere tutti i gruppi di consonanti non compresi nei punti 3 e 4: cal‑ma, pom-pa, por‑to, strin‑go, ecc.;
  6. nei gruppi di tre o più consonanti la divisione va fatta fra la prima e la seconda: inter‑stizio, scon‑tro, pol‑trona;
  7. queste regolette vanno applicate anche alle parole composte con un prefisso come trans, iper, sub, super: quindi tran‑salpino e non trans-alpino, iperat‑tivo e non iper‑attivo, superat‑tico e non super‑attico.

ACCENTI

Le vocali a, i, o, u vogliono sempre l’accento grave (à), (ì), (b), (ù) a fine parola.

La vocale «e» vuole l’accento grave (è) nei seguenti casi:

  • come voce del verbo essere
  • nei nomi di origine straniera (tè, caffè, canapè, narghilè ecc.)
  • nei nomi propri: Noè, Mosè, Giosuè ecc.
  • nei seguenti termini: cioè, ahimè, ohimè, piè.

La vocale «e» vuole l’accento acuto (é) nei seguenti casi:

  • nelle voci verbali tronche del passato remoto: poté ecc.
  • nei composti di che: perché, poiché, affinché, benché ecc,
  • nei composti di tre: ventitré ecc.
  • nei composti di re: viceré ecc.
  • nei monosillabi: sé (pronome), né, ché, ecc.
  • nella parola mercé.

I monosillabi non vogliono accento, tranne i seguenti:

  • ché (congiunzione causale o finale)
  • dà (indicativo presente del verbo dare).
  • di (come giorno o imperativo del verbo dire)
  • è
  • sé (pronome)

Evitare l’uso dell’accento circonflesso nei plurali: vari, propri, omicidi ecc.

  • Gli accenti tonici che cadono nel corpo della parola non vanno, di norma, segnati, a meno che non servano a una  migliore comprensione del testo.              Esempi: condòmini (le persone), condomìni (gli edifici); subito / subìto; principi / princìpi; ancora / ancòra ecc.
  • Nelle parole straniere si rispettano gli accenti originari (nella lingua spagnola l’accento é sempre acuto: adiolé, autodafé ecc.)
  • I monosillabi prendono l’accento quando entrano a far parte di una parola composta: gialloblù, autogrù, Oltrepò ecc.
  • « Po’» (per poco) si scrive con l’apostrofo e non con l’accento perché si tratta di parola tronca. La stessa regola vale per modo (mo’), casa (ca’), dei (de’), nonché per gli imperativi sta’, fa’, va’, di’ e dà. Fa eccezione «piè» (piede).
  • «Qual è» e «tal è» vanno sempre senza apostrofo.
  • Se stesso (e non sé stesso). Ma «sé stessi» (perché si può confondere con «se io stessi» e «se tu stessi» e «sé stesse»  (perché si può confondere con «se egli stesse»).

 Nota bene: La E maiuscola accentata non va mai con l’apostrofo (quindi È e non E’).

ARTICOLI

  • La lingua cambia e l’articolo gli viene sempre più usato non solo con il significato di a lui, ma con quello di a loro, a essi o a esse. Niente matite blu, quindi, come per il passato. Tuttavia sul Sole-24 Ore é gradita la forma più corretta. Quindi: «Io dissi loro» e non « Io gli dissi». Non si può invece dire o scrivere: «io gli dissi» per «io dissi a lei», bensì«io le dissi».
  • Davanti a parole che cominciano per vocale, gn, ps, j, s impura (seguita da consonante), y, x, z, si usa l’articolo lo al singolare e gli al plurale.

Esempi: l’orologio ‑ gli orologi; lo juventino ‑ gli juventini; lo psicologo ‑ gli psicologi; lo  ‑ gli stivali; lo sponsor ‑ gli sponsor; lo xenofobo ‑ gli xenofobi; lo zucchero ‑ gli zuccheri.

Così, per analogia, sono preferibili le forme lo pneumatico ‑ gli pneumatici rispetto a il pneumatico ‑ i pneumatici (il cui uso si va, peraltro, sempre più diffondendo).

  • Per certi nomi di città l’articolo si declina legandosi alla preposizione. Esempi: L’Aquila, La Paz, La Spezia, Il Cairo. Per cui: all’Aquila, alla Paz, della Sue, dal Cairo
  • Si usa « il» davanti ai nomi che cominciano per «w», anche se inglesi. Esempi: il West; il whisky.

Nota bene: si scrive l’Fmi, lo Sdi, l’Sos.

AUSILIARI

I verbi transitivi vogliono l’ausiliare avere all’attivo; quelli passivi, riflessi e, di regola, intransitivi vogliono l’ausiliare essere.

Preferiscono essere i verbi impersonali che indicano fenomeni atmosferici (é piovuto, era nevicato).

  • Gli errori più frequenti riguardano l’uso degli ausiliari dei verbi cosiddetti <<servili>> cioè potere e dovere. La regola è semplice: i “servili” prendono l’ausiliare del verbo che servono. Con i verbi intransitivi prendono quindi l’ausiliare essere: «lo non sono potuto venire», «Tu sei dovuto partire»
  • Assolvere è transitivo: assolvere un dovere, non a un dovere. Tuttavia se ha significato di “portare a compimento”o “adempiere” sono ammesse entrambe le forme. Esempio: assolvere gli (o agli) obblighi di leva.
  • Sfilare è transitivo se deriva da filo (sfilare una collana), è intransitivo se deriva da fila (sfilata militare). Nel primo caso, ausiliare avere (egli ha sfilato un bracciale), nel secondo caso, essere (i bersaglieri sono sfilati).

AVVERBI

Affatto ‑Significa del tutto, per intero, in assoluto. Quindi non può avere valore negativo (in questo caso si deve dire nient’affatto). Lo stesso vale per assolutamente.

Insieme ‑ Per indicare compagnia di persona: insieme con. In senso di contemporaneità: assieme a (comprare buste assieme a francobolli, ma meglio buste e francobolli).

Vicino ‑ Come avverbio vuole la a (vicino a Milano); lo stesso vale per davanti, dietro.

È infatti tramontata la forma carducciana, peraltro utilizzata anche nel titolo di‑ due poesie: Davanti San Guido e Davanti una cattedrale.

Sotto, sopra, oltre e lungo non vogliono la preposizione a (esempi: sotto il ponte, oltre la strada).

BUROCRATESE

II “burocratese” è una specie di malattia contagiosa. Cerchiamo quindi di attenerci a un linguaggio semplice e di facile comprensione. A titolo di puro suggerimento si consiglia quindi di utilizzare:

attribuire                               e non     ascrivere

deciso                     e non     sancito

delibera                  e non     deliberazione

dirigere                   e non     direzionare

fare                          e non     espletare

modifica                 e non     modificazione

nome                       e non     nominativo

orientare                 e non     polarizzare

restare                     e non     permanere

questo e quello      e non     detto, predetto o suddetto

sostenere                e non     supportare

vedere                     e non     prendere visione

CAPOVERSI

É inaccettabile un pezzo senza capoversi. Di norma va fatto almeno un capoverso ogni 7‑8 righe di testo.

CHE

Non dire: «Il giorno che arrivò», ma: «Il giorno in cui arrivò».

CITAZIONI

Non abusare di frasi o espressioni latine. Nel caso utilizzare quelle corrette.

Alcuni esempi: brevi manu, deo gratias, statu quo, vox populi, una tantum, ad maiora, dulcis in fundo, currenti calamo, per aspera ad astra, deus ex machina, cum grano salis, lupus in fabula, conditio sine qua non.

COMPOSTI DEL VERBO DIRE

Tutti i composti del verbo dire (benedire, maledire, contraddire, disdire, predire, ridere) seguono la coniugazione del verbo base: quindi benedicevo, maledicevo, benedicesti, maledicesti e così via.

Fa eccezione la seconda persona dell’imperativo, che nel verbo dire è dì, mentre nei composti è ‑dici.

Esempio: «Signore, benedici questa casa».

Evitare, quindi, forme come benedivo e maledivo, benedii e maledii, benedisti e maledisti, ecc.

CONCORDANZE

Il participio passato, se ha per ausiliare avere, non si concorda col complemento oggetto («Ho preso due libri»).

Se il complemento oggetto precede il verbo, si può invece concordare («I libri che ho preso, o che presi»).

Nei riflessivi apparenti il participio passato concorda col soggetto («Mi sono lavato le mani»; «I medici si sono riservati la prognosi»).

  • I verbi usati impersonalmente si concordano col soggetto («Si corrono dei rischi»).
  • L’aggettivo riferito a due o più sostantivi di diverso genere si concorda sempre al maschile («Il fianco e la guancia sinistri»).

CONGIUNTIVO

Non sembra riscuotere le simpatie dei giornalisti; ma è il modo verbale della possibilità, della previsione, dell’incertezza, mentre l’indicativo è il modo della realtà.

Esempi: Non so se abbiate capito; mi dicono che è bravo; credo che sia furbo.

Nota bene: sebbene regge il congiuntivo, come gli avverbi nonostante, malgrado, quantunque.

CORSIVO

Nei testi da comporre in carattere tondo, si impiega il corsivo soltanto nei casi seguenti:

1)     per la frasi, le terminologie giuridiche e i nomi scientifici «latini» di animali e piante.  Alcuni esempi: habeas corpus, homo sapiens, pinus pinaster, de iure condendo.

2)     nelle note in parentesi seguite dalle indicazioni ndr e ndt (che vanno, invece, in tondo).

3)     nelle citazioni e nei testi normativi, là dove previsto.  Esempio: articolo 1‑bis.

4)     Nelle terminologie straniere, come Eurobond, thriller, merchant bank.

Nota bene: una tantum e non una tantum, in quanto le parole sono entrambe latine.

“D” EUFONICA

Si usa soltanto nell’incontro di due vocali uguali.  Esempi: Franco ed Enrico, ad Ancona.

Nell’incontro di vocali diverse la “d” eufonica si omette sempre. Unica eccezione: ad esempio

DECENNI

Si scrivono sempre in numeri, nel modo che segue: gli anni 60 (e non: Gli anni ’60). È accettabile: gli anni Sessanta.

DERIVATI

Aereo, nei composti diventa aero (quindi aeronautica, aeroporto).

Alcool (o alcol), invariato al plurale; con una sola o nei derivati (alcolico, alcolismo).

Deputata, come forma sostantivata del participio passato del verbo deputare, può essere usata invece di deputatessa.  Esempio: la deputata Bindi (meglio, però: l’onorevole Bindi).

Presidente, forma sostantivata del participio presente di presiedere, mantiene il maschile anche se riferito a donna.

Idem per ministro e architetto.  Esempi: il presidente (e non la presidentessa) della Camera; il ministro Livia Turco.

Alla stessa stregua: avvocato e non avvocatessa; vigile e non vigilessa; giudice e non giudichessa.

Famigliare, come sostantivo, familiare come aggettivo.

Obiettare, obiettivo, obiezione, una sola b. Con due b (obbiettivo) nella terminologia fotografica.

Qualcosa concorda al maschile: qualcosa è avvenuto, un qualcosa.

San B…. San P….: nei derivati la n diventa m.  Esempi: sambenedettese, sampietrino.

Sopra, sovra, intra: per i composti di questi avverbi c’è il raddoppio solo se la seconda parola comincia per consonante (soprattutto, sopralluogo, soprattassa, sopravvissuto. Ma: sopravanzare, intravedere, sopraelevare).

Tram: nei derivati la m diventa n. Quindi tranvia, tranviere, autoferrotranviario.

DISCORSO DIRETTO

È introdotto dai caporali e non dagli apici. Comincia sempre con la maiuscola quando segue i due punti ed è preceduto dai caporali. Esempio: Castelli: «Cerchiamo di attenerci a questo manuale».

Comincia con la minuscola quando il virgolettato rientra nel discorso.Esempio: Una tesi «che non sta in piedi», come polemicamente sostenuto Lorenza Moz.

Oppure quando non ci sono i caporali dopo i due punti.  Esempio: Fabi: siamo seri, per favore. ,

Nota bene: l’interiezione all’interno di un discorso diretto (‑ dice Tizio ‑) va usata dopo le prime parole e non alla fine del periodo.

Esempio: «Esposti ‑ afferma Zamboni ‑ è un birichino».

DOVERE

In un contesto formale è più corretto utilizzare devo o debbo, devono e debbono?

Nessun problema, in quanto le forme citate sono intercambiabili, anche se devo e devono sono preferibili.

Ricordiamo, tuttavia, che il congiuntivo debba ha ormai preso il sopravvento su deva.

ECCETERA

Eccetera (dal latino “et cetera”, cioè: e le altre cose), solitamente abbreviato in ecc., non va preceduto dalla virgola.

Nota bene: usare “eccetera” (o “ecc.”) solo quando le esigenze di stile lo rendano indispensabile.

ERRATA CORRIGE

È una locuzione invariabile (pur avendo significato plurale) e di genere maschile: quindi un errata corrige.

FIRME E SIGLE

Nel caso di due o più servizi scritti da uno stesso giornalista, il più importante va firmato, l’altro siglato.

Non inserire quindi, di norma, più di una firma e una sigla nella stessa pagina.

Nel caso di un articolo a due firme si segue l’ordine alfabetico.

Nota bene: Non vanno inseriti spazi fra le lettere delle sigle.

Esempi: E.Co.; G.D.D.; M.C. E Br.

È inoltre opportuno, “passando” l’articolo di un collaboratore, controllare che la sigla non sia già stata codificata per qualcun altro.

FORME IMPROPRIE

  • Non si scrive «ambienti qualificati fanno sapere», ma «in ambienti qualificati si fa sapere».
  • L’occhio del ciclone è la regione centrale dell’anello dell’uragano dove la pioggia cessa e il vento è moderato. Dire che una persona è nell’occhio del ciclone significa, quindi, che si trova in una posizione relativamente tranquilla.  Basta dire, dunque: una persona è nei guai, in difficoltà, al centro di uno scandalo ecc.
  • Al limite: espressione abusata, presa dal linguaggio matematico. Meglio: «al massimo», «come minimo» o più semplicemente «tutt’al più», «quanto meno».
  • Si scrive componente della commissione, perché dicendo componente la commissione sembrerebbe che ce ne sia uno solo.
  • Comminare vuol dire «minacciare», non «infliggere». La legge commina una pena che è inflitta (non comminata) dal giudice.
  • De non esiste come preposizione. Quindi non si può dire: de «Il Sole‑24 Ore», de «I Promessi sposi», ma del Sole-­24 Ore, dei Promessi sposi (senza caporali). Per analogia: nel anziché ne il (es.: nel Sole‑24 Ore) e al anziché a il (es.: al Sole‑24 Ore).
  • «Secondo noi, secondo l’oratore» ecc. Ma non: «Secondo i casi». In tale espressione si dice: «A seconda dei casi, a seconda delle circostanze».
  • Gas liquefatto (e non liquido, visto che è gas).

FRUTTA

Le forme maschili il frutto e i frutti indicano i prodotti delle piante (o possono avere un senso figurato. Esempio: il frutto del proprio lavoro), mentre la forma femminile collettiva la frutta si usa per indicare i frutti in generale.

Esempio: Le hanno regalato un bel cesto di frutta.

Con lo stesso valore collettivo è accettato, al plurale, le frutta, ma non le frutte.

I nomi dei frutti sono quasi sempre femminili: la banana, la pesca, la noce, la mela, l’arancia.

Al frutto femminile corrisponde invece un nome d’albero maschile: il banano, il pesco, il noce, il melo, l’arancio.

Nei casi seguenti sia il nome del frutto sia quello dell’albero sono maschili: il cedro, il fico, il lampone, il limone, il bergamotto, il chinotto, il mandarancio, il mandarino, il pompelmo.

Da notare, infine, che i nomi dei frutti esotici sono quasi sempre maschili: l’ananas, l’avocado, il cachi, il kiwi, il mango, il mapo.

FUTURO

Va utilizzato sempre quando un’azione è proiettata nel tempo. Esempio: A fine mese scadrà… (e non, a fine mese scade…)

 

GRATIS

L’avverbio gratis significa, come tutti sanno, gratuitamente e deriva dal latino gratiis.

Tenere presente che non va mai preceduto dalla preposizione a, perché sarebbe come scrivere (o dire) “a gratuitamente”.

INTERVISTE

Le domande vanno scritte in nero, le risposte in tondo (senza D., R., virgolette o trattini).

Nota bene: evitare ogni riferimento all’intervistante (vede… , le posso dire… , la sua risposta… )

LUOGHI COMUNI

Spesso si utilizzano frasi che esprimono due volte lo stesso significato.

Oppure si usano due parole quando ne basta una (in questo caso ci troviamo di fronte alle cosiddette tautologie)

Qualche esempio da evitare:

  • «A norma delle leggi vigenti» (ovvio che le leggi sono quelle vigenti).
  • «All’alba di ieri mattina» (ovvio che l’alba di ieri era di mattina).

E ancora:

  • destini futuri;
  • pugno chiuso;
  • entro e non oltre;
  • concludere infine;
  • proseguire poi;
  • uscire fuori;
  • requisiti richiesti;
  • trovati reperti archeologici;
  • protagonista principale;
  • in estrema sintesi;
  • previsioni future;
  • unici esempi (si dice i soli esempi)
  • Malgrado significa a dispetto di. Quindi «mio malgrado», ma non «malgrado la nuova legge».

Nota bene:

  • Massa e Carrara: la Provincia è Massa e Carrara, ma i Comuni sono due: Massa (con la frazione di Marina di  Massa) e Carrara (con la frazione di Marina di Carrara).
  • Il capoluogo della Calabria è Catanzaro (e non Reggio Calabria).
  • La nuova provincia di Verbano ‑ Cusio ‑ Ossola ha come capoluogo Verbania (sigla VB).

MAIUSCOLE

I nomi propri, quelli che indicano «personalità» e «unicità», si scrivono con la maiuscola: il Parlamento, se si intende quello di Roma e non un qualunque parlamento. Cosi per Governo, Stato, Fisco, Comune ecc.

  • Per associazioni, enti o imprese va in maiuscolo solo il primo nome (Associazione bresciana degli industriali, Azienda autonoma delle strade ecc.)
  • I punti cardinali vogliono la maiuscola quando indicano realtà geopolitiche (il conflitto Nord‑Sud) e non la direzione. Esempio: dirigersi verso sud.
  • La maiuscola va di rigore dopo i due punti e aperte le virgolette (Es.: il ragazzo risponde: «Sono qui») oltre che dopo il punto interrogativo e i punti esclamativi (Es.: Cosa è successo? Non lo so).
  • Nei titoli di opere letterarie e d’arte in genere, se composti da più parole, basta “maiuscolare” la prima («La traviata»; «Il sentiero dei nidi di ragno»).
  • Nei nomi di vie, piazze, luoghi di spettacolo: minuscolo il nome comune, maiuscolo quello proprio.

Esempi: via Lomazzo; via Nazionale; teatro La Fenice ecc.

  • Festività e ricorrenze vogliono la maiuscola. Esempi: Natale, Pasqua, Quaresima, Kippur, Ramadam, Columbus Day.

Esempi di maiuscole e minuscole

  • Aaa cercasi …. (e non AAA cercasi..:.)
  • Usa, Ecu, Eni, Snamprogetti, Aci, Acli …., ma ITT
  • presidente della Repubblica, ma il Presidente
  • ministro della Difesa, ministro dei Lavori pubblici, ministero delle Finanze…
  • Banca mondiale, Fondo monetario internazionale (Fini)
  • Camera di commercio (Cdc), Corte di cassazione (ma «in Cassazione»), Corte dei conti, Corte costituzionale
  • cassa integrazione guadagni (Cig oppure Cassa)
  • Camera, Senato, Governo
  • Centro studi Confindustria (CsC) CI Lavori pubblici (Lp)
  • Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo dei Congressi II Consiglio dei ministri
  • presidenza del Consiglio; presidenza della Repubblica
  • decreto legge (DI), disegno di legge (Ddl), proposta di legge (Pdl), decreto legislativo (Dlgs)
  • Ppi (Partito popolare italiano), Pds (Partito democratico della sinistra)
  • direzione Ppi, Pds,
  • Comune, Provincia, Regione (come enti amministrativi)
  • provincia (come comprensorio geografico) Paese (per Stato)
  • Dio: iniziale maiuscola per la divinità, altrimenti minuscola (il dio della pioggia)
  • consiglio di amministrazione (Cda)
  • Commissione bilancio
  • Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl)
  • Codice civile, penale ecc.
  • Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm)
  • Cgil, Cisl, Uil
  • Ferrovie dello Stato (Fs)
  • Partecipazioni statali (Ps)
  • Gazzetta Ufficiale (G.U.)
  •  Testo Unico (Tu)
  • Iva, Irpef, Ilor, Istat ……
  • Rai‑Tv
  • Rca (oppure: Rc auto)
  • Società per azioni (Spa)
  • BTp, CcT, BoT, BTe, BTb
  • Unione italiana vini (Uiv)
  • Unità sanitaria locale (Usl)
  • Associazione bancaria italiana (Abi)

Nota bene: quando si parla di Borse valori, la B è sempre maiuscola.

MASCHILE O FEMMINILE?

Città come Milano, Palermo, Torino, Catanzaro, Bergamo, Urbino, Taranto sono maschili o femminili? In passato i nomi di città con desinenza in ‑o erano considerati maschili; oggi, invece, tutti i nomi di città vengono considerati femminili.

Quindi si dice: la bella Torino, la mia Milano, la Palermo normanna, sottintendendo sempre il nome città.

In questo modo si evitano anche confusioni con le relative squadre di calcio (il Torino, il Catanzaro, il Palermo ecc.)

MINISTERI

Ministero dell’Interno e non ministero degli Interni. Per analogia: ministro dell’Interno e non ministro degli Interni.

Nota Bene: per tutti i ministeri va maiuscola la prima lettera (Es.: ministero della Funzione pubblica), eccezion fatta per il ministero di Grazia e Giustizia.

 

NEGAZIONI

Le doppie negazioni si elidono. Esempio: non ho alcun rimborso (e non: non ho nessun rimborso).

NERETTI

I neretti iniziali vanno seguiti da un punto e non dal trattino. Esempio: Una regola importante. Se nel discorso che stiamo facendo…

NOMI E COGNOMI

La prima volta che in un pezzo si cita una persona, anche notissima, indicarne sempre la carica e il nome di battesimo (Esempio: il presidente della Fiat, Cesare Romiti). Ricordasi, inoltre, che il nome va sempre prima del cognome.

NOMI COMPOSTI

Vicepresidente, e non vice‑presidente; vicedirettore, e non vice‑direttore. Allo stesso modo maxijoint, e non maxi‑joint; superindice e non super‑indice.

Nel caso, però, di scontro di due vocali uguali usare il trattino. Quindi: maxi‑intesa o mega‑accordo.

NOMI SCIENTIFICI

L’uso dei nomi scientifici va ristretto ai casi assolutamente indispensabili.

NOMI STRANIERI

Se c’è una grafia ormai consacrata dall’uso, va seguita.

Esempio: Gorbaciov, Gheddafi.

Se si tratta di un nome geografico (e in mancanza di una grafia italiana ormai consolidata) va seguito il Calendario Atlante De Agostini.

Se c’è una trascrizione “ufficiale” in caratteri latini nel Paese d’origine la si segue (è il caso più comune: comprende infatti la Cina, il Giappone, l’India e Paesi vicini, Israele, la Grecia, e anche alcuni Paesi arabi che trascrivono o seguono la pronuncia francese, come Tunisia, Algeria, Marocco, Libano e Siria, o quella inglese, come Egitto, Paesi del Golfo ecc.).

Nota bene: Tokio (e non Tokyo); Seul (e non Seoul ); Irak (e non Iraq); Thailandia (e non Tailandia ); Giakarta (e non Jakarta ); Malaysia (e non Malesia).

Inoltre, se esiste, si usa la forma italiana: quindi Belgrado (e non Beograd); Fiume (e non Rjieka), Capodistria (e non Koper).

NUMERI

Fino a dieci, compreso, si scrivono sempre in lettere, tranne che per le date e le indicazioni di ore e simili.

Esempi: prima delle 6 del 2 gennaio; sei ore prima ….

  • Si scrivono in lettere cento, mille, mila, milioni e miliardi. Esempio: seimila, ma, nei titoli, anche 6mila per ragioni di spazio. Nota bene: il mila va attaccato al numero; milione e miliardo no.
  • Nei numeri con quattro o più cifre, inserire il punto relativo alle migliaia (1.320; 21.418).

Nei numeri relativi agli anni il punto non va invece messo (1997, 1470).

  • Nell’enumerare in un testo più argomenti non si scriva 1) 2) 3) ma 1. 2. 3. seguiti dalla maiuscola, concludendo il testo dei singoli paragrafi con punto e virgola. Utilizzare 1. 2. 3., e non 1) 2) 3), anche nei capoversi.
  • Se graficamente interessante utilizzare il negativo.
  • I numeri che fanno parte dei nomi si scrivono in lettere romane. Esempio: Giovanni Paolo II.

Regole particolari:

a) si scrivono sempre in lettere i numeri all’inizio del periodo: Esempio: Ventisette chili di dinamite sono stati trovati..

b) si scrivono in lettere, per ragioni stilistiche, i numeri che hanno un valore aritmetico attenuato. Esempi: La vita è bella a vent’anni; non metterà giudizio neanche a sessant’anni.

Nota bene: nei testi normativi, quando non si tratti di citazioni o riproduzioni integrali, usare il «comma 4» e non il «comma quattro». È accettabile il «4° comma», o, meglio, il «quarto comma».

  • Nei numeri telefonici, per evitare le più bizzarre versioni, i prefissi vanno divisi dai numeri veri e propri da un trattino breve senza spazi. Il numero telefonico non prevede, infatti, puntini. Esempi: 0541‑362876 oppure 0041‑91‑826355

ORDINALI

Si scrivono in cifre o in lettere seguendo le regole dei numeri o aggiungendo il segno tipografico ordinale, a seconda dei casi, maschile ° o femminile a (vedi anche sotto “Segni diacritici”).  Esempi: Il terzo battaglione, il decimo invitato, il 23° stormo.

Regola particolare: si scrivono sempre in lettere romane gli ordinali che sono parte di un nome proprio o di un nome di regnante: Esempi: La nave Laura III, Giovanni Paolo Il.

Nota bene: i numeri in lettere romane non vogliono mai il segno tipografico ordinale °. Quindi II e non II°.

PAROLE ITALIANE

Corrette                               Sbagliate

accelerare                                            accellerare

appropriato                           appropiato

avallo                                    avvallo

birichino                               biricchino

Caltanissetta                         Caltanisetta

colluttazione                        collutazione

coscienza                                             coscenza

cui                                          a cui

d’accordo                                             daccordo

dopodomani                         dopo domani

eccezionale                           eccezzionale

essiccare                               essicare

esterrefatto                           esterefatto

estortivo                                estorsivo

ingegnere                                             ingegniere

Machiavelli                          Macchiavelli

Mississippi                           Missisipi

meteorologia                        metereologia

nullaosta                               nulla osta

ossequente                            ossequiente

peronospora                         peronospera

pessimista (sostantivo)       pessimistico (che è però corretto come aggettivo)

pressoché                                            pressocché

scienza                                  scenza

sinora, tuttora                       sin’ora, tutt’ora

scorrazzare                           scorazzare

tutt’e due                               tuttedue

egli fa, sta, va                       egli fà, sta, và

lassù                                      lassu

un amico, buon amico        un’amico, buon’amico

un’amica, buon’amica         un amica, buon amica

che essi vadano                   che essi vadino

…… vengano                         … venghino

che egli desse                       che egli dasse

…… stesse                                             …. stasse

non oso dire                         non mi oso di dire

vorrei che tu venissi           vorrei che tu vieni (o venga)

inerente al                             inerente il

qui, qua                                 quì, quà

redigere                                 redarre

un murale                                             un murales

un silo                                   un silos

un vigilante                          un vigilantes

vendonsi case                      vendesi case

le specie                                le speci

all’atto pratico                      al lato pratico

Corrette                               Preferite

all’erta                                   allerta

cosidetto, cosifatto                            cosiddetto, cosiffatto

caso mai                                casomai

ciò nonostante                     ciononostante

efficenza                                              efficienza

sopratutto                                            soprattutto

sufficenza                                            sufficienza

the                                          tè

tutt’al più                                             tuttalpiù

zabaglione                            zabaione

Nota bene: l’uso del femminile per indicare le cariche elettive del Senato è stato riconosciuto dall’ufficio di presidenza di Palazzo Madama. Negli atti parlamentari si dirà quindi «senatrice», «relatrice», ma non presidentessa che, secondo i linguisti, può avere intonazione scherzosa (vedere anche sotto “Derivati“).

PAROLE STRANIERE

  • bike                                               e non byke (Es.: mountain bike);
  • cashmere (ma anche cachemire o kashmir);
  • comfort (inglese)                        e non confort (francese);
  • crack                                                            e non crac;
  • cuscus                                           e non couscous;
  • débàcle;
  • ex aequo                                       e non ex equo;
  • forfait                                           e non forfeit (ma “forfettizzare”);
  • gol (italianizzato)                       e non goal;
  • harakiri                                         e non karakiri;
  • hascisc                                          e non hashish;
  • un’impasse (femminile);
  • legitima suspicione (una sola t perché è latino) per legittimo sospetto;
  • ok                                                  e non o.k.;
  • playboy (tutta una parola);
  • pullman                                        e non pulman;
  • selz (grafia italiana derivante dal francese seltz, dall’inglese seltzer e dal tedesco selter);
  • shock                                            e non choc;
  • silhouette (con la h);
  • Sos                                                e non s.o.s.;
  • suspense                                       e non suspence o suspance;
  • travellers’ chèque                       e non traveller’s chèque;
  • valzer                                            e non walzer.

Nota bene: le banche svizzere hanno un nome ufficiale italiano dal momento che in Svizzera (e non Isvizzera, come si scriveva una volta) l’italiano è lingua nazionale. Quindi: Credito svizzero e non Crédit Suisse.

PASSATO REMOTO

Aprire, coprire, offrire, riaprire, ricoprire, riscoprire, scoprire hanno due forme di passato remoto: apersi e aprii, copersi e coprii, offersi e offrii, riapersi e riaprii, ricopersi e ricoprii, riscopersi e riscoprii, scopersi e scoprii. Sono corrette entrambe.

PERCENTUALI

Si scrive sempre il numero in cifre, seguito (senza spazio) dal segno percentuale.

Unica eccezione: quando il numero è immediatamente seguito dal punto che conclude la frase. In questo caso si userà infatti l’espressione «per cento» per esteso. Esempi: il 7% delle…; la Borsa ha guadagnato il 2,1 per cento. Ma: le Fiat hanno guadagnato mille lire (+3%)

Eresia matematica: gli interessi allo 0% (zero per cento). Se è zero, è zero per dieci, per cento, per mille. Quindi, interessi zero e basta.

PLURALE

dei nomi terminanti in ‑cia, ‑gia, ‑logo

I nomi terminanti in ‑cia e ‑gia con la i muta formano il plurale in ce e ge se la c e la g sono precedute da consonante (province, mance, denunce, guance, strisce, angosce ecc.), in cie e gie se c e g sono precedute da una vocale (valigie, ciliegie, acacie, camicie ecc.),

I nomi terminanti. in ‑logo al plurale terminano in ‑logi (psicologi, sociologi, astrologi, archeologi ecc.) se si riferiscono a persone; in ‑ghi se si riferiscono a cose (cataloghi, monologhi, dialoghi, prologhi).

Alcuni nomi terminanti in ‑co e in -go possono avere un doppio plurale. Esempi: manico (manici, ma anche manichi), chirurgo (chirurghi, ma anche chirurgi)

 

dei nomi irregolari

  • Arbitrio: plurale con due i (arbitrii). Inoltre: odio ‑ odii; olio ‑ olii; presidio ‑ presidii; principio ‑ principii.  Ma: notaio ‑ notai; esempio ‑ esempi.
  • Assise: è sempre plurale. L’articolo le non si elide: quindi non si può scrivere 1’assise, dell’assise, all’assise ecc.; ma le assise, delle assise, alle assise ecc.
  • Carcere: maschile al singolare, femminile al plurale: il carcere, le carceri.
  • Fila: le file. Mentre le fila (come i fili) è plurale di filo.
  • Marrone: gli aggettivi che indicano colori derivanti da sostantivi (marrone, pisello rosa, viola, arancio ecc.) sono invariabili al plurale: scarpe marrone, calze arancio o arancione.

 

dei nomi composti

  • Il plurale dei nomi composti con capo‑ se si riferiscono a persona che predomina o che presiede a un lavoro, si forma modificando la desinenza della parola ‑capo e lasciando invariata l’altra (capibanda, capiclasse, capiredattore, capiufficio). Ma con alcune eccezioni: capocomici, capocontabili, capocuochi (o capicuochi), capomastri (o capimastri).

Se la parola capo indica posizione di preminenza o di inizio di qualcosa, il plurale si forma modificando soltanto la desinenza della seconda parola (capodanni, capogiri, capolavori, capostipiti, capoversi). Per caposaldo e capoluogo sono accettate entrambe le forme: quindi caposaldi o capisaldi, capoluoghi o capiluoghi.

Se il composto è di genere femminile, e la parola capo si riferisce a una donna, che è a capo di qualcosa, il plurale non cambia (le capofamiglia, le caposala, le caposquadra, le capoturno, le capoufficio). Fanno eccezione le… caporedattrici, le capocroniste e le capocuoche.

  • I nomi composti con la parola alto‑ e basso‑ ammettono due forme di plurale.

Esempi: gli altoforni o gli altiforni; gli altopiani o gli altipiani; i bassofondi o i bassifondi. La stessa possibilità è prevista anche per le altre parole comuni.

Esempi: il camposanto, pl. i camposanti o i campisanti; il pellerossa, pl. i pellirosse o i pellirossa; il pescecane, pl. i pescecani o i pescicani; la roccaforte, pl. le roccaforti o le roccheforti; il pomodoro, pl. i pomodori, ma anche i pomidoro o i pomidori.

 

dei nomi stranieri

  • I nomi comuni entrati nell’uso italiano non mutano al plurale: gli sport, gli stock, i referendum, tre cow‑boy, i manager, i bar, 20 peseta …..
  • Se invece non si tratta di nomi comuni, si seguono le regole della grafia originale, ma vanno riportati tra virgolette (vedi anche sotto “Corsivo“).

Nota bene: i nomi stranieri che sono entrati nell’italiano solo nella forma plurale restano invariabili al plurale.  Esempi: I peones di Montecitorio, i compradores della vecchia Cina, i conquistadores del Perù, gli ulema d’Egitto.

  • La parola latina curriculum al plurale, peraltro poco usata, diventa curricula.

PREPOSIZIONI

Costrutti sconsigliati        Costrutti consigliati

  • biglietto di visita                         da visita
  • duello alla pistola                      con la pistola
  • commerciante in pellame          di pellame
  • portale in bronzo                        di bronzo
  • vestito in seta                                             di seta
  • giubbetto in pelle                        di pelle
  • figlio a Giovanni                        di Giovanni
  • una donna a nome Maria           di nome Maria
  • vestire alla moda                        secondo la moda
  • a mano a mano                            mano a mano
  • a iniziativa                                   per iniziativa
  • a nome di                                     in nome di
  • insieme a qualcuno                    insieme con qualcuno
  • a mezzo posta                                             per (mezzo della) posta
  • in presenza del sindaco                            alla presenza del sindaco
  • scrivere.alla lavagna                  sulla lavagna
  • persistere a negare                      nel negare
  • non giungere in tempo                              a tempo
  • composto da                                composto di
  • trattenersi da qualcuno                             presso qualcuno
  • promosso a capoclasse                             promosso capoclasse
  • interessarsi a qualcosa                             interessarsi di qualcosa

PROCLITICHE

Alcuni monosillabi, latini, si scrivono solo appoggiati (proclitici) alla parola seguente, ma senza trattino d’unione.

(Es.: ex ministro, ex aequo, ex libris, pro capite, pro loco).

Altri invece, derivati da una lingua straniera, ne seguono le regole e in genere vogliono il trattino. (Es.: off‑limits, week‑end, check‑up).

PUNTEGGIATURA

Fra le norme grammaticali, quelle che riguardano la punteggiatura sono le meno rigide. Spesso la scelta dipende dal gusto individuale, dalla sensibilità e dall’intenzione espressiva.  In ogni caso:

  • La virgola non si deve usare fra soggetto e predicato; fra predicato e complemento oggetto; davanti alla “e” o alla “o”; prima di quasi tutti i complementi introdotti dalle varie preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra).
  • La virgola è invece obbligatoria davanti a ma, però, tuttavia e anzi.
  • Le virgole sono inoltre facoltative negli incisi infatti, di fatto, in effetti. In questi casi occorre tenere presente che se se ne mette una bisogna mettere anche l’altra. Esempio: la donna, infatti, non si era accorta che…
  • Il punto e virgola spezza frasi troppo lunghe senza interrompere il filo del periodo. É consentito però cambiare il soggetto della frase.
  • Inoltre il punto e virgola è usato nelle enumerazioni e negli elenchi, quando i singoli elementi sono accompagnati da un’apposizione o da un’espansione più o meno lunga.  Esempio: «Nel buio, l’uomo scorse un bambino, alto e robusto per la sua età; una donna vestita malamente di stracci; una ragazzina che poteva avere sì e no quindici anni».
  • Il punto va usato frequentemente (le frasi brevi sono più leggibili).
  • Il punto esclamativo è quasi sempre da evitare.
  • Dopo il punto interrogativo e quello esclamativo non occorre altro segno di punteggiatura.

Nota bene: a conclusione di un periodo virgolettato, il punto va fuori dalle virgolette (e non viceversa).

Inoltre il punto non va mai usato nei simboli, e precisamente:

  • nella chimica: Zn (zinco), H20 (acqua);
  • nelle sigle delle province: Mi (Milano), Na (Napoli);
  • nei simboli che indicano le grandezze fisiche: m (metro), 1 (litro), Km (chilometro).

RIFERIMENTI

« Il Sole‑24 Ore» nei riferimenti

In una intervista al Sole‑24 Ore o al Sole‑24 Ore del Lunedì e non «al nostro giornale». Ma «Il Sole‑24 Ore» del …..

REGIONI

Emilia‑Romagna, Friuli‑Venezia Giulia e Trentino‑Alto Adige vano unite con un trattino corto senza spazi.

Nota bene: la regione del Friuli‑Venezia Giulia comprende il Friuli (dove si parla friulano) e la parte rimasta all’Italia in seguito alla seconda guerra mondiale della Venezia Giulia (dove si parla il dialetto veneto).

II capoluogo del Friuli‑Venezia Giulia è Trieste (che, con Gorizia, Monfalcone e Grado, si trova appunto in Venezia Giulia). Diversi lettori giuliani ci hanno quindi cortesemente pregato di evitare di abbreviare il nome di questa regione soltanto in Friuli.

SECOLI

Si scrivono sempre in lettere, come i millenni, con iniziale maiuscola. Esempio: Il Trecento, il Seicento, nell’anno Mille, nel Duemila.

SOCIETÀ

CartaSi (senza accento sulla i e con la S maiuscola).

DuPont (parola unica con la P maiuscola).

Va invece divisa nel caso la società venga scritta per esteso. Esempio: Du Pont de Nemours italiana.

Si prega, inoltre, prestare attenzione quando si cita il Teflon, essendo un marchio registrato della DuPont. La definizione generica è infatti Ptfe (Politetrafluoroetilene). Analogamente, tanto per essere più chiari, l’Algoflon è il marchio registrato del Ptfe della Montedison, 1’Hostaflon quello del Ptfe della Hoechst, il Fluon quello della Ici e il Polyflon quello della Daikin.

SPAZI

Non inserire alcuno spazio:

  • all’inizio dei paragrafi;
  • tra un segno di punteggiatura (. , : ; ! ?) e la parola che lo precede;
  • tra l’apertura della parentesi e la parola che segue e tra la chiusura di una parentesi e la parola che precede;
  • tra l’apertura di virgolette e la parola che segue e tra la chiusura delle virgolette e la parola che precede;
  • dopo l’apostrofo;
  • fra le lettere delle sigle (vedi anche sotto «Firme e sigle»).

Inserire un solo spazio

  • dopo ogni segno di punteggiatura;
  • tra l’apertura di una parentesi e la parola precedente e tra la chiusura di una parentesi e la parola che segue;
  • tra l’apertura delle virgolette e la parola precedente e fra la chiusura delle virgolette e la parola che segue;
  • subito prima e subito dopo i trattini usati nelle frasi incidentali;
  • fra il punto di pag. e il numero della pagina (Esempio: a pag. 3; alle pagg. 20 e 21).
  • La e commerciale (&) va preceduta e seguita da uno spazio bianco.

SUGGERIMENTI

  • Utilizzare profilattico e non preservativo; mucca e non vacca; invalido, disabile o portatore di handicap e non handicappato o andicappato.
  • Cosa pensa del decreto? Cosa è un nome comune. Meglio, quindi: Che cosa pensa del decreto? Oppure: Che pensa del decreto?
  • «Bisogna decidere se agire o meno»: il se contiene già il dubbio fra il sì e il no. Quindi limitarsi alla forma: «Bisogna decidere se agire».

TITOLI DI ARTICOLI

Non separare mai un concetto, e soprattutto l’aggettivo dal sostantivo, su due righe.

Evitare, quando possibile, la virgola a fine riga.

Limitare anche i due punti, che si usano quando si riferiscono a frasi di persone (Es.: Clinton: non ne posso più), mentre la virgola viene utilizzata negli altri casi (Es.: Bosnia, arriva la guerra). Non mettere mai il punto.

É inoltre opportuno ricordare che l’occhiello introduce il titolo e il sommario lo completa: il primo potrà quindi iniziare con “mentre”, il secondo no (che invece accetterà l’uso di “intanto”).

TITOLI DI LIBRI

Possono essere scritti in corsivo o fra virgolette basse « » (caporali).

TRATTINI

All’inizio di un articolo (dopo la città) va il trattino lungo.

Trattini lunghi anche negli incisi, che possono essere seguiti da un segno di punteggiatura.

Esempio: Ciravegna sbuffava — e gli succede spesso -‑, ma anche Mariani non gli era da meno.

Il trattino corto va fra parole congiunte senza spazi. Esempi: «Il Sole‑24 Ore»; l’intesa italo‑francese; articolo 2‑bis.

UNITÀ DI MISURA

  • Unità di potenza: W (watt), KW (1.000 watt).
  • Unità di energia: Wh (watt‑ora), kWh (1.000 Wh).
  • Le altre unità di misura: m, Km, g, Kg, q, t, m2, m3, ecc.

Nota bene: quando è possibile è meglio scrivere per esteso le parole che indicano misure. Quindi: chilogrammi, chilometri, tonnellate, metri quadrati ecc.

UNIONE EUROPEA

La Comunità economica europea è denominata, dal 1° novembre 1993, Comunità europea. La sigla adottata dal nostro giornale è quella di Ue, alla quale ci atterremo.

L’ex Consiglio dei ministri Cee è ora denominato Consiglio dell’unione europea (quindi, Consiglio Ue).

Per gli atti giuridici, la denominazione “Commissione delle Comunità europee”, unica giuridicamente corretta, viene mantenuta in quanto il trattato sull’Unione europea non ha modificato l’articolo 9 relativo all’istituzione, appunto, della Commissione delle Comunità europee.

Le altre istituzioni sono denominate:

  • Parlamento europeo
  • Corte di giustizia europea.

Nota bene: la presidenza del Consiglio dell’Unione europea c/o la Commissione europea rappresentano l’Unione europea conformemente alle rispettive competenze.

Inoltre le direttive emanate prima del novembre 1993 restano “direttive Cee” mentre quelle emanate successivamente sono “direttive Ue“.

Nota bene: euro, essendo una moneta, va scritto con la e minuscola.

VIRGOLETTE ALTE (apici) ” “

Si usano limitatamente ai seguenti casi:

1)     Quando si riportano parole straniere o dialettali non entrate nell’uso corrente.  Esempio: Nelle elezioni americane il sistema “gerrymander”.

2)     Per riportare un discorso diretto all’interno di un altro discorso diretto. Esempio: Diceva: «Lui allora mi domandò “Dove sei stato?” e io…»

3)     Quando si riportano titoli di articoli di giornale o simili. Esempio: In riferimento ad “Attenti a quei tre” pubblicato sul «Financial Times».

4)     Si usano poi con moderazione quando si vuol dare particolare enfasi a una parola o mettere in rilievo che viene usata con un senso diverso da quello usuale. Esempio: Maldini è partito in “contropiede”; il Fisco ha chiesto “solo” 200 lire.

Nota bene: nel caso di scontro fra caporali (es.: Borrelli ha dichiarato a «Panorama»: «Io la penso così»), utilizzare per la testata gli apici (es.: Sacchi ha precisato a “Tuttosport”: «Della Sampdoria me ne importa poco o nulla»).

VIRGOLETTE BASSE (caporali) « »

Si usano per il discorso diretto e quando si riportano frasi e parole testuali. Esempi: «Questa legge va cambiata», ha detto il ministro. Secondo il ministro «questa legge va cambiata» Da cambiare, ha detto il ministro, c’è «questa legge».

Si usano anche per le testate di giornali e riviste. Esempi: «Il Sole‑24 Ore», «Il Giornale».

Nota bene: se due o più capoversi risultano virgolettati consecutivamente, i caporali non si chiudono alla fine del periodo che va a capo, ma in ogni caso si devono riaprire all’inizio del successivo.

Esempio: «Me la sono sempre presa perché i colleghi non rispettavano questo manualetto. Ma forse non ne valeva la pena.

«D’ora in poi vedrò quindi di bere una camomilla per non arrabbiarmi più di tanto. Anche se non posso garantire a priori l’effetto calmante».

MKTG CIPAS

MASTER HOTEL & MARKETING GIANCARLOPASTORE2013

Il piano di marketing è un documento scritto, solitamente a cadenza annuale, che sintetiz-za in quale modo l’albergo intende
raggiungere gli obiettivi: in altri termini è un pro-cesso commerciale che comprende quanto attiene a; studi e ricerche di mercato, programmazione aziendale, determinazione dei prezzi, promozione e pubblicità, ese-cuzione delle vendite, pubbliche relazioni. La forma scritta è molto importante perché ci permette una più facile e rapida condivisione del piano a livello organizzativo. Inoltre, fornisce una sorta di memoria storica delle strategie di un prodotto. La sua pianificazione avviene con largo anticipo rispetto alla realizzazione (il piano di marketing per il 2012 sarà redatto nel 2011 ad esempio).
L’elaborazione di un piano di marketing prevede i seguenti passaggi;
Individuazione del segmento di mercato
Raccolta delle informazioni
Analisi della domanda
Obiettivi dell’offerta
Individuazione del marketing da utilizzare.
Operatività
Risultati e controlli

Segmentare un mercato significa suddividere un mercato in singole unità (chiamati target), le quali sono poi uniti sulla base di variabili sociali ed economici detti “seg-menti”. Abbiamo così quattro fasi per il processo di segmentazione;
Suddivisione del mercato in individualità
Raggruppamenti dei target
Creazione di segmenti
Identificazione di segmenti di varia natura (potenziali, indiretti, corporate, leisure ad esempio)

La divisione del mercato in segmenti avviene sia su un’analisi storica dei nostri clienti, sia utilizzando diverse tipologie di segmentazione; geografiche, socie demografiche, comportamentali per citarne alcuni esempi. E’ dalla richiesta di un cliente via e-mail, o fax che parte il nostro marketing. Oggi la clientela va alla ricerca di un costo sempre più basso. E’ un continuo adattamento della nostra impresa al mercato. Non dimentichiamo la concorrenza. Analizzare e confrontarsi con i principali concorrenti, e con le principali catene alberghiere, su prezzi, forza vendita, politiche commerciali adottate è molto importante. La conoscenza delle caratteristiche strutturali della concorrenza è fondamentale per valutare sia i punti forti sia i punti deboli dei concorrenti. I principali elementi considerati per lo studio sono:
Numero degli alberghi concorrenti – Capacità ricettiva della concorrenza – Segmenti di mercato su cui opera – Quote potenziali di mercato – Quote reali di mercato – Gamma- standard dei servizi offerti – Prezzi praticati – Posizionamento di mercato
Ogni l’albergo dovrebbe conoscere, per esempio, chi sono i propri concorrenti. Dovrebbe utilizzare indici utili come:
Fair Share, che mette in relazione le camere del nostro l’albergo con le di-mensioni del mercato.
Market share che riguarda la realtà delle camere vendute. Si mette in relazione le camere vendute dal nostro l’albergo , con quelle vendute nel mercato.
Market segment share. Relazione tra camere vendute dall’albergo a quel seg-mento di mercato, e camere totali vendute a quel segmento di mercato.
Indice di concorrenza. Relazione tra camere vendute in un anno a un segmento di mercato dalla nostra struttura, e il totale delle camere della nostra struttura (da notare che quest’ultimo è un dato fisso.)
Penetration factor. Misura quanto siamo stati capaci di penetrare in un mercato sia generale sia definito. E’ molto utile poiché ci testimonia il rapporto della reale capa-cità di un albergo di penetrare un dato mercato, tenendo in considerazione le di-verse capacità di ogni singolo l’albergo.

 

CONTENUTI DEL MASTER

“ Forse a volte mettiamo troppo in alto i nostri obiettivi e non sempre raggiungiamo l’ultimo piano, ma sicuramente possiamo cominciare a salire quella scala.”

REPARTI
1.1. Il reparto di ricevimento quale punto di vendita e di controllo sulle operazioni di tutto l’albergo
1.2. La portineria con l’ospite al centro di tutto
1.3. La cassa: precisione, puntualità, cortesia
1.4. Il reparto piani quale vera anima dell’ospitality business
1.5. Manuali di procedure e schede analisi:
* Reception
* Piani
* Metodi comportamentali
1.6. Rapporti Rooms Division e altri Reparti-Flussi

CENTRO CONGRESSI
1.7. Consente di raggiungere un target diverso
1.8. La vocazione della località
1.9. Le peculiarità del cliente congressuale

MARKETING
1.10. Convegni Linee Guida
1.11. Comunicare: Addetto Stampa & Addetto Marketing
1.12. Web Marketing- grafica e usabilità
1.13. Newsletters e Mailing list
1.14. Scheda analisi Sito WEB
1.15. E-Mail Marketing
1.16. Proiezione Piano Marketing Hôtel-Piano media
1.17. E-mail: contatti e fidelizzazione della clientela
1.18. Ufficio stampa e organizzazione
1.19. Dalle ricerche di mercato alle azioni commerciali
1.20. La politica tariffaria e lo yield management
1.21. Marketing plan & Media plan
1.22. La vendita interna ed esterna
1.23. La tecnica del cross selling, l’upselling, l’upgrading
1.24. Metodi di fidelizzazione della clientela
1.25. Benchmarking
1.26. Brainstorming
1.27. Breakthrough
1.28. Business process management (bpm)
1.29. Scelta del brand

AGENZIE DI VIAGGIO E CONTRATTISTICA
1.30. Allotment, release, opzioni
1.31. Cancellation polizie
1.32. Garanzie
1.33. Penalty charges
1.34. Le differenti tariffe applicabili
GESTIONE & CONTROLLO
1.1. Proiezione Budget Roms-Division-costi-ricavi-reddittività
1.2. Controllo Costi noleggio biancheria & Set cortesia
1.3. Potential – Occupazione-resa – Coefficienti
1.4. Comparazione e studio di 4 budget diversi di 4 compagnie alberghiere, pregi e difetti.
1.5. Cash flow budget
1.6. OOD Revenues calculation
1.7. S&W General Management
1.8. Outside Agency GM
1.9. S&W Finance & Purchasing
1.10. Outside Agency Finance & Purchasing
1.11. S&W HR & Payroll Administration
1.12. Outside Agency
1.13. Security
1.14. Forecast
1.15. Previsione – Programmazione – Organizzazione – Controllo
1.16. Revisione delle previsioni, delle programmazioni, dell’organizzazione
1.17. Bilancio – conto economico lettura
1.18. R.O.E. (Return On Equity)
1.19. R.O.I. (Return On Investment)
1.20. R.O.A. (Return On Assets)
1.21. EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) anche conosciuto in italiano come M.O.L. Margine Operativo Lordo
1.22. EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) o Utile Operativo.ROE (Return On Equity)

LEGGI, DIRITTI E DOVERI DELL’ALBERGATORE
1.23. Dalle incombenze di Pubblica Sicurezza al contratto d’albergo- Dalla responsabilità nei confronti del cliente alle regole di recupero dei pagamenti

RISORSE UMANE & STAFF
1.24. Costo del Personale
1.25. Organigramma Albergo
1.26. Lavoro e dipendenti
1.27. Motivazione
1.28. Sensibilizzazione
1.29. Responsabilizzazione
1.30. Compilazione di manuali di procedure per i reparti Rooms Division:
* Compilazione di mansionari per capo ricevimento
* Primo portiere
* Cassiere capo
* Governante
* Guardarobiera
* Responsabile centro congressi.

COMUNICAZIONE
1.31. Firma, Grafologia e Analisi
1.32. La formazione come risorsa manageriale
1.33. Il concetto di formazione permanente “on-the-job”
1.34. Il ruolo integrato di capi servizio e manager
1.35. La comunicazione come strumento di lavoro
1.36. Padroneggiare la comunicazione “totale”
1.37. La comunicazione scritta
1.38. La scelta dei collaboratori e la selezione efficace
1.39. Test psico attitudinali

RESTAURANTMANAGER LIBRO

Il nuovissimo libro di

Giancarlo Pastore

RESTAURANT MANAGEMENT

PRO CAPTU LECTORIS  HABENT SUA FATA LIBELLI

256 pagine zeppe di food cost,

beverage cost, budget della ristorazione, analysis.

IL SOMMARIO

Budget Ristorazione, Analisi & Pianificazione, Percentuali, I.V.A., Indicatori Redditività, Food Cost.

Food Cost Control, Beverage Cost, Prezzo Di Vendita, Bar, Breakfast, Room Service, Minibar, Sala Ristorante, Banchettistica, Food & Beverage Manager,Cucina Organizzazione, Job Description, Stress Lavoro Correlato, Esempio, Consolidato Costi Ricavi

Hardback edition

Ean/isbn 9788890464140

Pagine 256

Prezzo € 50,00

Info line + 39 333 4673402

PER ORDINARLO RICHIEDI  http://www.cipas.info/restaurantmanagement.asp

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RESTAURANT   MANAGEMENT

PRO CAPTU LECTORIS   HABENT SUA FATA LIBELLI

Con piacere informiamo i lettori dell’imminente uscita editoriale del libro “RESTAURANT MANAGEMENT” PRO CAPTU LECTORIS HABENT SUA FATA LIBELLI  di Giancarlo Pastore.

256 pagine zeppe di food cost, beverage cost, budget della ristorazione, analysis.

Restaurant Management è un libro dedicato a tutti gli Allievi Cipas™ che con piacere destino e condivido.

 

IL SOMMARIO INDICA QUESTI TITOLI:

Budget Ristorazione, Analisi & Pianificazione, Percentuali, I.V.A., Indicatori Redditività, Food Cost, Food Cost Control, Beverage Cost, Prezzo Di Vendita, Bar, Breakfast, Room Service, Minibar, Sala Ristorante, Banchettistica, Food & Beverage Manager, Cucina Organizzazione, Job Description, Stress Lavoro Correlato, Esempio, Consolidato Costi Ricavi.

Tutti gli argomenti sono trattati con solerzia tecnica imprenditoriale, ti sembra di volare nel leggerlo con tutte quelle citazioni in latino, esempi schede, controllo di gestione, schede food cost e beverage cost in sala e al bar.

Molti quiz/giochini difficili da rompersi il capo.

Le trenta pagine iniziali t’inducono a risolvere e riflettere!!!!!

T’immedesimi nella tua realtà lavorativa e raffronti ciò che fai con ciò che dovresti fare.

Esempi di calcolo e costo in relazione ai minuti che dedichiamo al nostro cliente, calcolo esatto della scontistica, percentuali di valutazione sui costi, gli incrementi percentuali, schede food cost e corretta formulazione.

Calcoli per eventi e giusta segmentazione dei ricavi con relativa fatturazione. Il RevPash e tempistica per le operazioni che si svolgono in sala ristorante. Schede inventario magazzino e calcoli. Le carte dei vini e loro analysis economica.

Con il capitolo BUDGET RISTORAZIONE è da qui che iniziamo il libro, solo una trentina di pagine!!!

Per proseguire poi con Analisi & Pianificazione, Percentuali, I.V.A., Indicatori Redditività, Food Cost, Food Cost Control, Beverage Cost, Prezzo Di Vendita, Bar, Breakfast, Room Service, Minibar, Sala Ristorante, Banchettistica, Food & Beverage Manager, Cucina Organizzazione, Job Description, Stress Lavoro Correlato, Esempio, Consolidato Costi Ricavi.

 Il volume è per tutti coloro che desiderano impegnarsi e imparare da un grande maestro come Giancarlo Pastore. 

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Editore CIPAS™ Consulenza & Formazione Alberghiera Manageriale

Hardback edition   Ean/isbn 9788890464140  Pagine 256  

Prezzo € 50,00

  

SCHEDA AUTORE  

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www.giancarlopastore.eu

http://www.giancarlopastore.com

giancarlopastore.wordpress.com 

Fondatore nel 1991 e attuale amministratore CIPAS™ Stresa Italy

 Esperto nel comparto Alberghiero Ristorativo & Strategy

Studi di fattibilità per compagnie alberghiere per 5 anni in Europa,

Asia, Africa, U.S.A. Formatore

 

Start-up

Coaching

Business plan

Studi di fattibilità

Controlli di gestione

Risanamento gestionale

Formazione altamente specializzata

Ricerca – Selezione personale & Quadri

Personal Coaching a imprenditori & Quadri

 

Scrittore & giornalista: Relatore in molteplici convegni

 

Articoli per:

ASA-PRESS – La Madia – Qualitytravel – Turismo d’Italia

Rivista V.C.O. – Job in Tourism – L’arte in Cucina

Hotel Notizie – Italia a Tavola

 

Membro

FREE LANCE INTERNATIONAL PRESS       Tessera     N° 1188

A.S.A. Associazione Stampa Agroalimentare     Tessera     N° 2047

Membro       www.aeht.eu  

ASSOCIATION EUROPÉENNE DES ECOLES D’HÔTELLERIE ET DE TOURISM

 Dal 1991 a oggi

1.550 Allievi per training Professionali

   555 Allievi per Master

   191 Personal Coaching

 

4 società partners:

CIPAS™ _ Euroculinary _ Star For _ A.F.A.P.

 

Pubblicazioni

2004                       200 QUADERNI & FASCICOLI TEMATICI

2008                       LIBRO  “OFFICINA HÔTEL”

2010                       LIBRO “BUDGET HÔTEL ROOMS DIVISION”

2012                       LIBRO “RESTAURANT MANAGEMENT”

 

 

CIPAS ™     www.cipas.info                               cipas@cipas.info    Infoline + 39 333 4673402

  

NOTE TECNICE EDITORIALI

Copyright  CIPAS™ © 2012 Giancarlo Pastore

Editore  CIPAS™ Consulenza & Formazione Manageriale Alberghiera

E. mail:   cipas@cipas.info

Internet  http://www.cipas.info

 

Skype   cipasmanagement

 

Info-line  +39 333 4673402

 Proprietà artistica e letteraria riservata Printed in Italy

July_2012 

ISBN    978-88-904641-4-0

Ultima revisione testi 01 luglio 2012 presso la Cascata del Toce  Riale Val Formazza V.C.O. Italy  Hotel Aalts Dorf 

COMPOSIZIONE RESTAURANT MANAGEMENT

Pagine

256

Parole

48.553

Caratteri Spazi Esclusi

264.087

Caratteri Spazi Inclusi

302.610

Paragrafi

12.584

Righe

21.497

Dimensione libro

14 x 21cm

F.to aperto

28 x 21cm

Pagine carta patinata opaca

115 g

Copertina con alette

300 g

Brossura cucita con alette

18 E 19 LUGLIO 2013 MASTER FOOD&BEVERAGE CAMERA DI COMMERCIO BAVENO/STRESA

18 E 19 LUGLIO 2013 MASTER FOOD&BEVERAGE CAMERA DI COMMERCIO BAVENO/STRESA

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CIPAS 2013-07-18 15.51 (4)

BUDGET HOTEL ROOMS DIVISION

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MFB Master of Management in Food & Beverage

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Food cost, training, master in revenue and food and beverage, con momenti formativi personalizzati in relazione alle proprie esigenze sia di tempo sia di aggiornamenti professionali. Ottimo strumento per imprenditori e manager. Sviluppiamo insieme budget, studi di fattibilità e organizzazione.

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MASTER FOOD & BEVERAGE CONTROLLO DI GESTIONE 15 GIORNATE

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Non potendo rimanere indifferenti all’avvento di una nuova era nel settore ristorativo, oggi più che mai, nasce l’esigenza di creare vantaggi competitivi, attraverso una nuova concezione del rapporto con il cliente e la professionalità con cui gestirlo. E’ necessario tener presente che, in questa nuova ottica, l’importanza della qualità del servizio erogato è di gran lunga superiore a quella del prodotto venduto, anche se molto più difficile da raggiungere. Per fornire un servizio adeguato, occorre aver ben presente il significato stesso del termine che, a differenza del “ servire ” e quindi trovarsi in una posizione di inferiorità e sudditanza rispetto ad un altro individuo, ci pone in modo professionale come chi può offrire una soluzione, ad un problema o bisogno di cui il cliente necessiti. Sarà compito del management far si che tutti i collaboratori opereranno in tal senso senza sentirsi servitori ma, al contrario, professionalmente gratificati. Fornire un servizio significa essere utili agli altri nel modo più appropriato creando una situazione di benessere per chi lo offre e per chi lo riceve e che, quest’ultimo, se pienamente soddisfatto sarà portato a ritornare e moltiplicarsi. Viviamo in un periodo di rapido e totale cambiamento, dove il settore industriale con le sue continue innovazioni tecnologiche richiederà sempre meno mano d’opera mentre, quello dei servizi creerà nuove ed innumerevoli possibilità di occupazione. Lo sviluppo di un Ristorante è quindi il frutto di un duro e costante lavoro incentivato da nuove inventive, accorgimenti ed intuizioni che ne rendono possibile l’avanzamento. La qualità del servizio è determinata dalla capacità che lo stesso ha di soddisfare le aspettative dell’Ospite. La valutazione che il cliente sarà portato a trarre dal servizio dipenderà in modo inequivocabile, dalle sue esperienze & abitudini, dal grado di soddisfazione che otterrà rispetto alle proprie aspettative, ovviamente tanto più saranno elevate tanto più la valutazione risulterà positiva. Naturalmente le aspettative dell’Ospite sono fortemente influenzate dall’immagine esteriore del Ristorante ( il servizio che si aspetterà di ricevere in un Fast-food sarà decisamente diverso da quello di un grande ristorante). E’ essenziale quindi ricordarsi che le richieste non soddisfatte causano insoddisfazione, valutazione negativa, conducono alla determinazione del “ Cattivo servizio ” e del conseguente decadimento del star bene in quel Ristorante.

SCARICA IL MODULO ISCRIZIONE AL MASTER

Elenco tematiche che tratteremo al Master food & beverage controllo di gestione 15 giornate

Reparti & organizzazione

1.1. La gestione manageriale della cucina

1.2. Al bar fra prodotti di qualità ed attenzioni all’ospite

1.3. Il catering in ville, castelli ed in location particolari

1.4. La caffetteria ed il servizio breakfast

1.5. Il Room-service: puntualità, discrezione, cortesia

1.6. L’economato e la politica degli acquisti

1.7. Regole Manageriali in Sala Ristorante

1.8. Vendita & psicologia in sala ristorante

1.9. Ristorazione Kashèr

1.10. Compilazione di manuali di procedure per i reparti ristorativi:

  • Manuale procedure Cucina & H.A.C.C.P.
  • Manuale procedure Sala
  • Manuale di procedure Cucina
  • Manuale di procedure Bar
  • Manuale di procedure Rooms service
  • Manuale di procedure Banchettistica
  • Manuale di procedure Sommelier
  • Gestione & controllo

1.11. Sviluppo Schede Beverage-cost

1.12. Sviluppo Schede Food cost

1.13. Costi & Sprechi

1.14. Grammature-Pesi-Scarti-Perdite

1.15. Costi del personale

1.16. Organizzazione e Redditività

1.17. Banchettistica

1.18. Calcolo Food cost & Ordini di Servizio

1.19. Inventario e statistica

1.20. Modulo produzione F.&.B

1.21. Menu Programmazione Mensile Budget proiezioni e verifiche dei costi e ricavi:

1.22. Budget dell’intero Dipartimento Food & Beverage

1.23. Budget e studio degli indici di occupazione e Punto di pareggio della gestione:

  • American bar
  • Catering
  • Sala ristorante
  • Cucina
  • Rooms Service

1.24. Budget Banchettistica

1.25. Budget Breakfast Cucina

1.26. Proiezioni ( Annuale & mensile )

1.27. Rooms Service
1.28. Percentuali e Scontistica
1.29. RevPash
1.30. Budget annuale dell’intero Dipartimento Ristorazione
1.31. Analisi fornitori acquisti
1.32. Analisi di Magazzino e inventari
1.33. ROE (Return On Equity)
1.34. ROI (Return On Investment)
1.35. ROA (Return On Assets)
1.36. EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) anche conosciuto in italiano come M.O.L. Margine Operativo Lordo
1.37. EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) o Utile Operativo.ROE (Return On Equity)
1.1. RevPash-Potential-Spread
1.2. Scala di York
1.3. Piano dei conti esempio – Diritto commerciale – economia aziendale
1.4. Indici e percentuali/Indicatori di redditività/Scontistica
1.5. Introduzione al Budget F.& B.
1.6. % Payroll (F&B Revenue)
1.7. Productivity (Rev per empl)
1.8. Average revenue cover
1.9. Food Revenue
1.10. Avg.Spend FD / cover
1.11. Bvg.Spend BV / cover

Leggi, diritti, doveri del ristoratore

1.12. Fatturazione – Caparra – Acconto

Risorse umane & staff

1.13. Responsabilizzazione
1.14. Organigrammi e Analisi
1.15. Motivazione – Sensibilizzazione Responsabilizzazione
1.16. Normativa e provvedimenti disciplinari
1.17. Motivazione del gruppo di lavoro e Team Building
1.18. Test e valutazioni psico-attitudinali

Strutturali & tecnici

1.19. Progettazione Cucina
1.20. Progettazione Sala
1.21. Bar e spazi necessari – ergonomia
1.22. Calcolo metrature necessarie alla Banchettistica
1.23. Fascicoli Tecnica Culinaria, Organizzazione & logistica

Marketing

1.24. La vendita interna ed esterna
1.25. Dalle ricerche di mercato alle azioni commerciali
1.26. Il prezzo dei servizi ristorativi e l’ottimizzazione dei ricavi
1.27. Fair share
1.28. Market share
1.29. Market segment share
1.30. Indice di concorrenza
1.31. Penetration factor

Comunicazione

1.32. La formazione come risorsa manageriale
1.33. Il concetto di formazione permanente “on-the-job”
1.34. Il ruolo integrato di capi servizio e manager
1.35. La comunicazione come strumento di lavoro
1.36. Linguaggio del corpo
1.37. Padroneggiare la comunicazione “totale”
1.38. La comunicazione scritta
1.39. Il colloquio di selezione
1.40. L’inserimento dei neoassunti e moduli
1.41. Correggere gli errori (il colloquio motivazionale)
1.42. La gestione ottimale delle riunioni
1.43. La scelta dei collaboratori e la selezione efficace

COACH LEADERSHIP TRAINING by giancarlopastore

TRAINING COACH LEADERSHIP III livello 

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Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, allora devi fare qualcosa che non hai mai fatto. Regalati la tua ricchezza AUTOSTIMA.

Sviluppare la propria acuità sensoriale Il concetto di acuità sensoriale è fondamentale. Anche gli antichi lo riconoscevano e la sua importanza è riconosciuta anche dalle moderne neuroscienze.

Poiché il 93% della comunicazione è non verbale, è importante poter valutare in ogni istante l’impatto che produciamo sul nostro interlocutore e poter così comprendere meglio certi aspetti chiave del suo comportamento non verbale.

Imparare a capire che cosa è il tempo.

Tre giorni intensi per un’intensa esperienza.

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Contenuti:

  • Coach organizzare se stesso per ottimizzare il proprio tempo
  • Comunicare in pubblico tecniche
  • Saper comunicare
  • L’equilibrio tra il dare e l’avere
  • Competenze della relazione
  • Benchmarking Brainstorming Breakthrough
  • Carichi di Responsabilità e competenze
  • Il Linguaggio del corpo-atteggiamenti
  • Budget Labour-cost
  • Redditività & collaboratori
  • Manuali e compilazione
  • Comunicazione ai clienti e ai collaboratori
  • Redditività dei Collaboratori
  • Comunicazione attiva
  • Procedure
  • Counselling
  • Psicosomatica
  • Regole MNG
  • L’approccio orientato alla soluzione
  • Grado di comprensione
  • Comunicazioni
  • Enneagramma
  • Competenze
  • Saper comunicare
  • Competenze della relazione
  • Impariamo a comunicare
  • Parliamo uno alla volta
  • Parlare e comprendere che la comunicazione sia stata recepita e fatta propria
  • Motivare, sensibilizzare, responsabilizzare lo staff
  • La funzione della coscienza
  • Indice di comprensione
  • Indice di successo
  • Indice di sensibilità
  • Indice di sviluppo
  • Indice delle aspettative
  • Indice di collaborazione
  • L’esperienza del senso di colpa, dell’innocenza e del senso di appartenenza

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eGG & ISLe

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ROI

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ROI INTERNET

È il più recente imperativo di marketing: per attirare l’attenzione del proprio target, sia esso professionale che consumer, e per fare parlare di sé, le aziende devono produrre e diffondere contenuti interessanti, rilevanti e di qualità. Oggi più che mai, perché ai canali di marketing tradizionali si aggiungono quelli digitali – web e social media – che estendono la diffusione dei contenuti, ne favoriscono la viralità e ampliano esponenzialmente il potenziale pubblico.

Creare contenuti di informazione o di intrattenimento richiede però risorse e budget. Quali sono quindi i formati di distribuzione digitale che generano il maggior ritorno sull’investimento e che risultano quindi più attraenti per le aziende? La domanda è stata posta a circa 350 professionisti del marketing da CopyPress, azienda americana specializzata proprio in strumenti per il content marketing, che sulla base delle risposte ha prodotto lo studio State of Content Marketing.

1. Articoli
Sorprendentemente, il formato di veicolazione di contenuti con il ROI più elevato, secondo il 62% degli intervistati, è quello dell’articolo, cioè il tradizionale testo scritto che può poi essere pubblicato su diverse piattaforme (giornali, riviste, sito web dell’azienda, blog, social media etc) e facilmente condiviso. Secondo la maggior parte dei rispondenti, il format articolo ha anche il vantaggio di non essere difficile da produrre né particolarmente costoso.

2. Video
Al secondo posto per ritorno sull’investimento c’è il video, segnalato dal 51% degli intervistati. Per quanto efficace, il format video pone però alcuni problemi perché risulta essere, secondo il 50% dei rispondenti, anche quello più difficile da produrre, nonché il più costoso.

3. White paper
È tenuto in grande considerazione dalle aziende, in terza posizione, il format del “libro bianco” (white paper), cioè una pubblicazione più o meno articolata ma con contenuti informativi di elevata qualità prodotti da professionisti ed esperti nel campo specifico. Reputato più difficile da produrre di un articolo (ma meno di un’infografica) e un po’ più costoso (ma sempre meno di un’infografica o di un contenuto interattivo), il white paper è il format che genera il maggior ROI secondo il 45% dei professionisti del marketing.

4. Foto
Al quarto posto le foto, indicate dal 37,8% degli intervistati. Il formato è considerato quello in assoluto più facile da produrre, anche se l’11,7% ritiene che sia costoso.

Gli altri formati investigati (media interattivi, infografiche, guide all’acquisto, illustrazioni e grafica in movimento) sono considerati dalle aziende meno rilevanti dal punto di vista del ritorno sull’investimento. Le infografiche, per esempio, che pur hanno dimostrato un tasso di viralità molto elevato (secondo alcuni dati una singola infografica può raggiungere fino a 15 milioni di persone), generano il miglior ROI secondo soltanto secondo il 27,9% degli intervistati. Il punto, infatti, non è quanto virale sia il format, ma quanto valore restituisce all’azienda sulla base dell’investimento intrapreso.

L’attenzione verso il ROI dei singoli formati è determinato dall’evidente spostamento del mercato verso il content marketing: per esempio, ha rilevato che la produzione di contenuti brandizzati era nel 2012 una priorità di marketing soltanto per il 18,9% delle aziende, mentre nel 2013 lo è divenuto per il 34,8%.

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CUCINA NAVE ORGANIZZAZIONE LAY OUT

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LO STRESS E LA FIABA

Lo strano violinista dei fratelli Grimm

Sembrerà insolito, strano, a scientifico l’utilizzo delle fiabe nell’ambito di una rubrica dedicata alla formazione aziendale e ai percorsi di empowerment per le risorse umane in ambito organizzativo. Eppure la fiaba è un potente mezzo di facilitazione e agevolazione che offre a chiunque lo desideri la possibilità di e-sprimere in prima persona le proprie capacità creative e pro-positive, sia in termini di autostima che di rap-porti interpersonali.
La fiaba ha un potere magico alla portata di chi, senza pregiudizi ed eccessive razionalizzazioni, abbia voglia di aprirsi con meraviglia verso il mondo fantastico che descrive, per ricevere quegli stessi influssi benefici che di solito permettono all’eroe della storia di portare a termine compiti faticosissimi. Il contenuto delle fiabe popolari appare sempre enigmatico, mescola il meraviglioso con il naturale, ciò che è presente nella scena con ciò che è distante nel tempo e nello spazio, elementi comprensibili con altri incomprensibili.
Nel mondo della fiaba, e più specificamente nelle antiche fiabe europee, ciò che è straordinario non è più problematico delle cose che accadono tutti i giorni.

“Lo strano violinista” dei fratelli Grimm è lo spunto per parlare con leggerezza e tatto di un problema at-tuale come la paura di perdersi, di smarrirsi di fronte ai propri limiti, nel momento in cui ci si trova a vivere una situazione inaspettata, un cambiamento improvviso. Oggi è facile perdersi in tanti modi e la foresta delle fiabe può benissimo essere rappresentata dalla nostra città, dal caos della nostra vita quotidiana, dalla complessità dei nostri rapporti interpersonali, delle molteplici sfide del mondo del lavoro e della competitività. In fondo il rischio di perdersi, di sentirsi spiazzati e quindi in qualche modo in crisi, lo incontriamo lungo tutto l’arco della nostra vita e rappresenta per noi un’occasione di rinascita e di crescita.
Proprio come nelle fiabe, dove da una parte è sempre presente la possibilità di perdersi e dall’altra la possibilità che ci si ritrovi, rinvigoriti e con maggiori speranze, dopo aver superato la prova.
Uno “strano” violinista si avventura nel bosco per trovarsi un “buon compagno”, strada facendo incontra un lupo, una volpe e una lepre; tre animali che sebbene manifestino un comportamento amichevole e ri-guardoso nei suoi confronti, vengono in vario modo maltrattati e imprigionati da costui che non tiene affat-to conto di quei comportamenti così cortesi e deferenti. Arriva il momento in cui questi animali si divincolano dai blocchi e riconquistano la loro libertà; vanno quindi alla ricerca del loro “nemico” evidentemente con intenti non positivi nei suoi riguardi. Intanto quel violinista incontra un “povero” taglialegna, un essere umano, verso il quale non pensa di far del male, ma anzi si ferma con lui e suona così bene che l’uomo si sente allargare il cuore. Quando sopraggiungono i tre, questa volta con intenzioni non certo amichevoli, il taglialegna brandisce la sua ascia… Qual è il nesso che pone in relazione le immagini, evidentemente simboliche, di un violinista, un lupo, una volpe, una lepre e un taglialegna, con il tema dello Stress e del lavoro”? Definendo meglio il concetto di stress come “l’insieme dei fenomeni e processi psicofisici tra loro connessi, che si attivano ogniqualvolta un individuo è posto di fronte a situazioni al limite delle sue possibilità – o credute tali che richiedono di essere affrontate”, possiamo riconoscere che lo spiazza-mento, da noi consapevolmente ricercato, può risultare efficace per addentrarci creativamente nel mondo caotico dello stress. Partiamo proprio dallo strano violinista.
Perché
strano? Soffermandoci su alcuni elementi che compongono il violino, possiamo affermare che nella fiaba esso rappresenta la persona umana intesa come strumento di risonanza e comunicazione di un’individualità, che in quanto tale si presenta come strana. Strano è ciò che si presenta differente dal solito o dal consueto, “sì da suscitare sorpresa, interesse o curiosità”. Ci è detto dunque che lo sconcerto da noi vissuto emerge dal turbamento o dal disorientamento che noi proviamo per la singolarità o stranezza di una persona o di un evento inconsueto, non abituale, diverso dal solito. Allora lo “strano” rappresenta la io/diversità, la singolarità di quell’uomo che si incammina per un bosco con l’intenzione di entrare in contatto con “un buon compagno”.
Nel mondo del lavoro, dell’impresa, delle iniziative da portare avanti per tenersi al passo con i tempi, si vive costantemente questa condizione di andare “per un bosco” che noi molto più prosaicamente chiamiamo “giungla” sottolineando così metaforicamente il terreno insidioso e pericoloso in cui siamo costretti a muoverci. Ecco perché allora lavorare fa male ed è pericoloso, perché è pieno di insidie, che anche quando non ci colpiscono direttamente sono per noi perniciose in quanto le tensioni (lo stress) che accumuliamo su questo campo di battaglia, se non adeguatamente metabolizzate (cioè gestite, utilizzate propositivamente per vincere insieme, piuttosto che vincere e perdere) ci fa ammalare.
Riferendosi al simbolismo millenario questi tre animali: il lupo, la volpe, la lepre, rappresentano qualità specifiche che nel loro agire unidirezionale a volte emergono ben evidenziate nelle caratteristiche della persona. In questa sede vogliamo evidenziare le qualità negative, disfunzionali, consapevoli che esiste in realtà anche un “rovescio”. Di questa “medaglia”. Si dice feroce come un lupo, furbo come una volpe, ve-loce come una lepre.
Oppure: affamato come un lupo, astuto come una volpe, timido o pavido come una lepre (o un coniglio).
Il lupo simbolicamente ha sempre rappresentato la voracità, la forza furiosa a stento trattenuta. La caratteristica principale della volpe è indubbiamente la furbizia, l’astuzia e la malizia nelle loro derive malevole.
La volpe rappresenta l’egoismo astuto, l’imbroglio e l’intelligenza perfida. La lepre ha sempre rappresentato un “carattere” infantile: salta da una parte all’altra  è facilmente instabile in quanto molto timorosa e per-tanto “può giocare facilmente dei tiri”.
Possiamo ancora aggiungere che nel quadro rappresentato dalla “lepre” possono essere comprese tutte quelle persone che hanno una tendenza di base ad avere reazioni emotive più accentuate, frequenti e più intense rispetto alla media. Ad essere più “reattive” e quindi a “caricarsi” con maggiore facilità e ad espri-mere situazioni più “acute” nel caso la loro emotività tenda ad esprimersi palesemente. Possiamo infine tenere in considerazione due modalità non funzionali per affrontare le difficoltà e che possono portare allo stress cronico.
La prima riguarda le persone che affrontano i rapporti con il mondo in maniera altamente competitiva e conflittuale, all’insegna del mors tua vita mea – i lupi per così dire – in lotta continua con i propri simili (collaboratori, clienti, familiari, superiori, ecc.) tendenzialmente ipercritici e probabilmente candidati alle malattie degenerative.
Vi sono poi altre persone fondamentalmente “invidiose” e/o “gelose” che vivono con la convinzione pes-simistica degli altri, non si fidano e pertanto sono “furbi” come le volpi. Con la prospettiva che non fidan-dosi degli altri, sono da una parte incapaci di farsi aiutare e dall’altra incapaci di delegare i loro compiti o mansioni, tanto da trovarsi facilmente sovraccarichi di impegni e continuamente agitati. Che fare? Anche per noi, come per il violinista della fiaba, le speranze possono essere riposte in un “povero” boscaiolo, che simbolicamente in questo caso rappresenta la capacità di trasformare e rinnovare. Ognuno di noi può contare sul proprio potere personale e sulle proprie capacità creative per trovare le opportunità per uscire da situazioni di stress, per attivarsi per la realizzazione di quanto egli stesso può creare in sé attraverso tali forze.
L’ansia che possiamo provare va considerata come segnale importante per “darci un taglio”, è il nostro allarme personale che segnala l’emergenza di una condizione insostenibile del nostro esistere, vuole farci destare. Purtroppo, proprio come capita a volta con la nostra svegli noi la spegniamo.

ISPIRAZIONE POETICA

"Un

Un mattino: il primo sguardo alla finestra: la delicata luminosità dell’aria, l’abete scintillante di rugiada, i fiori dell’acacia d’un biancore accecante; canta se stesso l’usignolo sul ramo di viburno
pulsante di linfe azzurre e restare gioiosamente attoniti per la certezza che questo c’è.

Che il mondo ha un senso,
che posso godere delle sue meraviglie,
che partecipo alla sua durata
la quale non mi verrà tolta
almeno per questo istante.

Cogliere questi momenti,
indagarne il contenuto.

Nel diluirsi del tempo,
nella beatitudine della memoria,
quegli attimi
sopravvivono.

NAPOLI BAYER & DINTORNI

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HESSE & POESIA

POESIA  WWW.CIPAS.INFO

POESIA WWW.CIPAS.INFO

Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

SEMIOLOGIA by giancarlo pastore

La semiotica o semiologia è la disciplina che studia i segni. La stessa denominazione della disciplina deriva dal termine greco “semeion” che significa “segno”. Considerato che il segno è in generale “qualcosa che rinvia a qualcos’altro” (per i filosofi medievali “aliquid stat pro aliquo”) possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione.
Per significazione, infatti, s’intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assente (la luce rossa del semaforo significa, o sta per, “stop”).
Ogni volta che metto in pratica o uso una relazione di significazione allora attivo un processo di comunicazione (il semaforo è rosso e quindi arresto l’auto). Le relazioni di significazione definiscono il sistema che viene ad essere presupposto dai concreti processi di comunicazione.
Con l’espressione “sociosemiotica” s’intende un campo d’indagine che ha al suo centro il segno, o per meglio dire, più estesamente, i sistemi segnici, verbali e non verbali, che costituiscono “il sociale”, articolati in processi concreti di produzione di senso.

5 MODI PER “INCASINARE” LA CARRIERA

5 MODI PER “INCASINARE” LA CARRIERA

Vuoi essere certo di non fare carriera?

Ecco 5 strategie per complicarsi veramente la scalata al successo professionale.

Lamentati  Certo, la vita in azienda può essere dura: ci sono colleghi che si imboscano e altri pronti a farti le scarpe in ogni momento, capi incompetenti o esperti nell’arte di far saltare i nervi e magari la dirigenza è latitante a tal punto da costringere tutti all’immobilità o a navigare al buio.E allora che fare? Non resta che lamentarsi. Almeno dà un po’ di sollievo. Certo, dura poco e poi le cose restano come sono. Ma che importa?  In compenso si trovato altri amici con cui creare il club delle “lagne”, ci si tiene occupati per un po’ e soprattutto non si rischia di avere altri incarichi.

Conserva rancore Un’altra modalità di incasinamento è quella di chi conserva rancore nei c confronti di colleghi, superiori o addirittura dell’azienda che ha abbandonato per torti subiti. Durante il colloquio di lavoro il “rancoroso” non perde occasione di parlare male della precedente esperienza professionale e di dipingere un quadro a tinte fosche del precedente datore di lavoro. C’è anche il “rancoroso guardingo”, che pensa sia meglio tenersi tutto dentro e non far sapere al futuro datore di lavoro che le proprie performance professionali saranno influenzate da questo “bel” repertorio di credenze: “non mi posso fidare di nessuno”, “meglio coltivare il mio orticello personale”, “non serve darsi da fare, perché il mondo è dei furbi”. Vuoi sapere in che modo le nostre performance sono influenzate dalle credenze? Partecipa a Believe!

Muoviti a caso A che serve pianificare? Vivi alla giornata. Se non ti piace il tuo lavoro, lascialo. Tanto un lavoro “qualsiasi” lo trovi in ogni momento. Puoi fare volantinaggio a vita. Sai che bello: incontri tanta gente e stai sempre all’aria aperta.

Lasciati sfuggire le opportunità  Se, al contrario, sei una persona precisa, ami pianificare tutto nei minimi dettagli e seguire alla lettera il tuo programma, non rischi di prendere al volo le opportunità che il caso può offrirti. In fondo tu non getteresti mai all’aria il tuo piano così ben congeniato, vero? Continua a pensare che tanto le cose non cambiano mai.  Infine, vuoi sapere qual è il modo migliore per restare dove sei? Pensare che le cose non cambieranno mai!

COMUNICARE SE STESSI

COMUNICARE SE STESSI

COMUNICARE SE STESSI

Molti momenti della nostra vita si svolgono sotto la luce di un riflettore, e spesso chi ci ascolta ci misura più per come “recitiamo”che per ciò che siamo intimamente. La nostra prima reazione alla maggior parte dei discorsi che udiamo da altri è una valutazione o un giudizio, piuttosto che un puro e semplice cercare di capire. Capita anche ai capi, colleghi, selezionatori del personale che ci incontrano per la prima volta.

L’efficacia di un messaggio dipende per oltre il 90% dal nostro aspetto e dalla modalità con cui si dicono le cose e per il restante 10% da ciò che si dice.

Allora per esprimere al meglio chi siamo e cosa sappiamo fare, oltre ovviamente a conoscere dobbiamo diventare anche bravi promotori di noi stessi, o meglio imparare a comunicare con efficacia il nostro valore. Ma in che modo?

Attraverso la comunicazione verbale ovvero la parola, attraverso la comunicazione non verbale (postura, comportamento), o attraverso la comunicazione paraverbale (il tono di voce, la velocità dell’eloquio).

Cosa ne pensate ??

PERCHE FORMARSI E AGGIORNARSI IN CIPAS™

Metodologia didattica Master CIPAS™ perché cosi tanto successo?

CIPAS™ un successo che continua da quindici anni, un paradigma interattivo, una modulazione nella comunicazione senza isolamento.

La plusvalenza nel frequentare un Master della CIPAS™ si denota sul programma di lavoro intenso (full immersion), stimolante, partecipativo e di Brainstorming.

Impariamo a lavorare insieme  !!!!!

Lezioni con altissima interazione docente-partecipante, analisi e discussioni scambio culturale e tecnico con case history e la presenza continua di progetti da sviluppare in gruppo in Brand loyalty.

L’apporto sistematico dell’allievo concernenti gli interrogativi e il parametrare il proprio lavoro quotidiano apporta al gruppo/team in aula una variegata cronologia di eventi da sviluppare insieme e un’efficace comunicazione dinamica illocutoria,logico-persuasiva.

Il master a differenza della solita logica didattica risponde ad esigenze immediate da apportare nella propria azienda.

Si è scelto la formula di un giorno alla settimana di lezione, proprio per poter elaborare nella propria azienda ciò che si è appreso in aula.

Sono gli allievi/discenti a calendarizzare i giorni delle lezioni con il loro enneagramma.

La visione formativa CIPAS™ rientra in un’arricchimento umano/sociale prima che tecnico, Human relations.

La tua mappa semplificata della struttura psichica che verifica nell’apprendimento i punti forti e deboli per attraversare quel ponte d’incertezze.

La pratica della sintassi, semantica, pragmatica sono il pane quotidiano per un eccellente apprendimento.

Parlando in algebrico definirei l’approcio della trasmissione dei simboli come un problema “tecnico” che riguarda il grado di esattezza con cui si possono trasmettere i simboli della comunicazione con una miscellanea di trasmissione del significato: un problema “semantico” che riguarda il grado di precisione con cui i simboli trasmessi trasferiscono il significato desiderato e per terminare, l’induzione di un comportamento come un problema “funzionale” riguardante il grado di efficacia con cui il significato, giunto al destinatario, induce un comportamento nel senso desiderato dalla sorgente……ai posteri l’ardua sentenza….

Prepariamo uomini, no Yes Men.

” Face to face ” e ” L’equilibrio tra Vita Professionale e Privata come leva per incentivare la Risorsa Umana.

La piramide rovesciata è la nostra filosofia, pertanto il direttore/manager,è colui che si caricherà del maggior peso di responsabilità, competenza, costo,ricavo, in’ottica di crescita sociale. Vengono adottate per l’apprendimento tecniche di PNL,semiotica, linguaggio del corpo ed altro ancora strategicamente rivolto al miglior apprendimento per un miglior uomo…..

La qualità è una realtà indiscutibile, il business ne è la causa.

Un modello formativo orientato allo sviluppo equilibrato delle competenze legate alla gestione aziendale e delle capacità individuali richieste dal mondo del lavoro (teamworking,Concept test, project management );

In tutti i Master come basilarità di studio apporteremo Advertising budget, Audience composition,tecniche di Banded deal,Copy strategy, P & L,

E’ necessario quindi che il manager s’impadronisca delle conoscenze indispensabili per rendere congruenti gli obiettivi strategici dell’impresa e gli strumenti operativi per effettivamente dirigere,long-range planning.

In effetti si tratta di perfezionare le tecniche e le metodologie per il Market orientation

Identificare in maniera accurata e completa la mission dell’impresa; controllare e motivare in maniera efficace le risorse umane; guidare l’impresa verso i suoi obiettivi ; decidere in che misura centralizzare o decentralizzare il controllo; imparare a riconoscere in modo effettivo o reale le competenze ed il potenziale dell’impresa.

LA SEMIOTICA IN CUCINA

astratto

E’ possibile analizzare semioticamente i metodi di cucina interpretando come evoluzioni di manipolazione per la trasformazione di cose grezze in oggetti di valore estetico – gustativo (semiotica narrativa greimasiana)

L’interrogativo del cibo cucinato, in equilibrio instabile tra le percezioni gustative del cliente che percepisce (semiotica della percezione), le strutture che potremmo definire testuali date dalla impaginazione delle portate (semiotica del testo) e infine le tecniche di preparazione dei piatti (semiotica delle pratiche).

La percezione, il cibo derrata alimentare

Con le tecniche di cottura è possibile analizzare le forme di passaggio tra crudo e cotto e tra freddo e caldo, e sviscerare i processi di trasformazione della materia attraverso strumenti semiotici e semio-antropologici.
“La costoletta è una braciola colla costola, di vitella di latte, di agnello, castrato e simili“(Artusi, 1891)

PROMUOVERE O ASSUMERE?

DIDATTICA CIPAS™

PROMUOVERE O ASSUMERE?

E’ il dubbio di ogni azienda che deve sostituire un collaboratore. Se si assume dall’esterno bisogna attrezzarsi al cambiamento. Se si promuove si deve fare attenzione agli equilibri interni e ai percorsi di carriera.

Quando un collaboratore qualificato se ne va, scopriamo spesso che le tavole di rimpiazzo su cui abbiamo lavorato tanto su input della direzione del personale servono abbastanza a poco: perché il successore designato non è ancora pronto, perché nel frattempo ha assunto un altro incarico o per qualche altra buona ragione. E ci troviamo in brache di tela: il vecchio motto “tutti sono utili, ma nessuno indispensabile” ci risuona beffardo nelle orecchie. Sì, perché abbiamo sempre pensato (a) che nessuno dei nostri più stretti collaboratori fosse così scontento e così scorretto da piantarci su due piedi, e (b) che “morto un Papa, se ne fa un altro”. Due convinzioni da rivedere nell’era dell’incertezza permanente, in cui la fedeltà al datore di lavoro è un valore in declino e la fungibilità dei detentori di know-how è diventata un’utopia. Certo, le tavole di rimpiazzo sono uno strumento indispensabile, ma se non vengono usate nell’ambito di una seria pianificazione delle carriere diventano uno strumento meramente indicativo, che lascia il tempo che trova. “A” può essere sostituito da “B” solo se quest’ultimo è pronto, in termini di conoscenze, esperienze e leadership. Altrimenti le tavole di rimpiazzo restano a prendere polvere nei cassetti dei capi e nei file del personale. Per prevenire le uscite indesiderate, bisogna fare di tutto per sviluppare e motivare i collaboratori chiave: curarne l’apprendimento, la responsabilizzazione e la motivazione, metterli alla prova su più fronti (anche la gestione delle persone!), farli ruotare su più incarichi in modo da favorirne la polivalenza professionale e da aprire loro vari sbocchi di carriera (non solo di tipo orizzontale).

 

 

 

Premiati i peggiori

Fin qui la teoria: ma in pratica? In pratica, purtroppo, tutto questo avviene molto di rado: si punta ancora sull’iperspecializzazione e perdura quella regola paradossale per cui chi fa bene il proprio lavoro, rischia di fare sempre e solo quello fino al pensionamento o alle dimissioni per esasperazione. Col corollario, ancora più paradossale, che si offrono più opportunità di mobilità interna e di carriera a chi fa male il proprio lavoro, e quindi passa frequentemente da un’unità organizzativa all’altra.

Pianificazione delle carriere

La pianificazione delle carriere, anche nel senso minimale di predisposizione delle tavole di rimpiazzo, è una prassi consolidata delle imprese medio grandi. Le quali hanno a disposizione un pool di risorse umane più esteso, articolato e omogeneo. Senza scomodare la cultura organizzativa (su cui oggi si investe obiettivamente abbastanza poco), le imprese di maggiori dimensioni hanno molte più ragioni per privilegiare la crescita dall’interno. Vedremo poi che una politica di questo tipo, ineccepibile sul piano della coerenza sistemica, non garantisce comunque – di per sé – la qualità del risultato. Le imprese minori, per converso, tendono generalmente a ricercare le figure manageriali e professionali sul mercato esterno. La ragione è duplice: non hanno la possibilità di svilupparle all’interno e necessitano di un contributo innovativo che non può generarsi in quel tipo di struttura. I pro e i contro dei due modelli sono schematizzati nella tavola.

 

Assunzione dall’esterno?

La griglia è auto esplicativa, nel senso che mette bene in luce le specificità dei due approcci al reclutamento di manager e professional: la grande azienda ha certi “volumi” di assunzioni che giustificano una struttura di selezione; ha delle dinamiche interne che liberano periodicamente delle posizioni; ha, soprattutto, l’esigenza di preservare degli equilibri e di perpetuare un certo modo di operare e di affrontare i problemi. Qualcuno parla, criticamente (e non sempre a proposito), della sindrome “not invented here” che porterebbe a svalutare aprioristicamente qualunque contributo proveniente dall’esterno. Per questi critici, la grande azienda, con il suo monolitismo culturale, sarebbe una sorta di muro impermeabile all’influsso di altri modelli, anche di successo. Sono giudizi da prendere con le molle: se così fosse, bisognerebbe concludere che la Pmi, per sua natura più agile, è anche più sensibile agli influssi esterni e più ricettiva alla “diversità”. Mi pare sinceramente una conclusione fuorviante. In realtà, nella maggior parte dei casi, la gestione dei manager di livello medio alto provenienti da ambienti (quando non da business) assai diversi crea notevoli problemi: l’integrazione è difficile, le attese reciproche sono estremamente elevate e la soluzione di compromesso, che finisce per scontentare entrambe le parti, è quella di un utilizzo parziale della risorsa nel tentativo – non sempre destinato al successo – di bilanciare ordine interno e apporto innovativo. In sintesi, per rendere efficace una politica di assunzione dall’esterno, occorre il concorso di una serie di condizioni che non è facile trovare presenti nel contempo:

– una reale disponibiltà del management al cambiamento, per assicurare l’ingresso agevole e la massimizzazione del contributo fornito dalle nuove risorse provenienti  da fuori;

una vera apertura, in alto e in basso, da parte della struttura a stili di leadership e a modalità operative non consueti e quindi potenzialmente minaccianti;

– un controllo efficace da parte del top management sul grado e sul tipo di utilizzo della risorsa acquisita dall’esterno, per prevenirne l’emarginazione, la demotivazione e in ultima analisi il “depotenziamento” da parte dei colleghi che vogliono mantenere lo status quo.

Se (come credo) questi rilievi sono fondati, è evidente che la politica di assunzione di quadri e manager dall’esterno ha senso solo in un contesto di cambiamento e di evoluzione pilotata. Altrimenti il dirigente che passa da un’azienda grande a un’azienda medio piccola per assumere una posizione più alta (il caso classico è quello del direttore marketing o vendite che va a fare il direttore commerciale in un contesto di minori dimensioni) rischia di fare la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro: osteggiato dai colleghi, boicottato dai sottoposti e presto abbandonato anche dal vertice che, se non arrivano i risultati attesi, è lesto a voltargli le spalle.

 

 

O promozione interna?

La conseguenza implicita di quest’analisi è che tutte le imprese non piccolissime dovrebbero scegliere di costruirsi una politica di sviluppo dall’interno, facendosi aiutare – in fase d’impianto – da un consulente. Il fai da te in questo campo delicato, e impregnato di valenze culturali e simboliche, è davvero pericoloso. Una vera politica di promozione dall’interno si fonda sulla padronanza di alcuni strumenti tecnici (la job description, il profilo, le scale retributive, la politica di merito e di incentivazione, l’analisi dei bisogni formativi) e sul consolidamento di certi equilibri organizzativi e di potere. Se manca questo background, di conoscenze e di assetti interni, c’è il rischio di commettere degli errori costosi e irreversibili nella scelta dei candidati interni alla copertura di una posizione vacante:

– approccio contingente, cioè molto focalizzato sul “qui e ora” (la mansione da ricoprire nell’immediato), con un’insufficiente valutazione prospettica di quelli che potranno essere gli sviluppi futuri dell’organizzazione, della posizione e del collaboratore;

scarsa attenzione al potenziale del candidato, con quel che ne deriva in termini di motivazione/gestione nel medio periodo (oltre i 3 anni dall’inserimento nella posizione);

– attribuzione di un peso eccessivo alla componente tecnico esperienziale (know-how specifico e anzianità di ruolo), rispetto alla leadership, che invece è determinante per la gestione dei team di lavoro.

Come si vede, promuovendo dall’interno in un contesto strutturato di questo genere, si minimizzano gli errori di selezione e si rende più efficiente l’organizzazione. Se si decide di puntare su dei manager provenienti dall’esterno, bisogna lasciare loro degli spazi adeguati di autonomia e di azione, e dei tempi di valutazione adeguati.

Affidarsi al mito dell’”uomo della provvidenza” è una scelta miracolistica che sa di disperazione e di impotenza. E che comporta quasi sempre delle amare delusioni.

CAMBIARE? PERCHÉ?

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Cos’è che spesso ci trattiene dal cambiare?
E’ la paura dell’ignoto.
Non lasciate che la paura di allontanarvi da tutto ciò che avete da sempre conosciuto, fatto e vissuto vi impedisca di trasformarvi in una persona migliore, più sana e gioiosa e aperta alla vita.

Politica del personale
• Nel considerare l’obiettivo di costituire un buono staff di collaboratori, bisogna riflettere circa alcuni punti cardine su cui lavorare: che obiettivi devono raggiungere i collaboratori, come devono comportarsi e quale gerarchia generale deve essere costituita, quante e quali competenze volete e potete cedere e fino a che punto siete disponibili a rendere accessibili le informazioni, cifre e risultati ai vostri colla-boratori e cosa poter offrire loro in cambio. Cercate quindi di formulare una sorta di codice d’onore.
• È indispensabile una giusta politica salariale, ma ancor più conta l’ambiente lavorativo: la correttezza, la tolleranza e il lato umano nei rapporti che si creano sul lavoro.
• Attraverso la formulazione di un questionario su come immaginino il posto di lavoro ideale, i vostri collaboratori, sapranno indicarvi aspetti importanti e darvi suggerimenti per la costruzione di una cor-retta politica del personale.

Empatia = mettersi nei panni dell’altro
Una delle maggiori difficoltà nel lavoro a contatto con i clienti è quella di saper controllare le proprie rea-zioni e gestire il coinvolgimento emotivo.
E’ umano e inevitabile non rimanere impassibili in certe situazioni e provare simpatia o antipatia per qualche ospite, ma non è professionale abbandonarsi a questi sentimenti.
D’altro canto anche l’indifferenza, l’apatia, l’automatismo, lo scarso interesse non producono buoni risultati. Come sempre la scelta giusta sta nel mezzo.
Il coinvolgimento emotivo, insomma, va dosato, ci vuole ma non deve essere troppo intenso provate a pen-sare che risultati disastrosi provocherebbe un ‘emozione eccessiva in un chirurgo pronto ad operare! Anche nel vostro settore, per gestire il rapporto con il cliente e imparare a gestire le proprie reazioni la strada giusta è L’EMPATIA: la capacità di mettersi nei panni degli altri, per capire meglio le loro emozioni e trovare la risposta più opportuna alle loro esigenze. L’empatia non va però scambiata con la!
simpatia, che è un forte coinvolgimento nelle emozioni altrui, che non ci permette di essere lucidi, efficienti e di avere una reazione adeguata alle richieste dell’ospite. L’empatia invece è la capacità di identificarsi con l’ospite in modo da capire le sue esigenze in maniera professionale, senza coinvolgimento emotivo ma in modo tempestivo e puntuale.
Se non è possibile eliminare la propria soggettività, occorre imparare a controllare i propri atteggiamenti. Dovete farlo per i vostri ospiti, ma anche per voi stessi e per i vostri colleghi perché dal benessere e dalla serenità di ognuno dipende il grado di collaborazione e di sostegno reciproco. Naturalmente sono assolu-tamente da evitare atteggiamenti di apatia nei confronti del cliente, ovvero quelle